Diversamente Otaku

Proprio non ce la faccio: a volte mi sento come Anton Ego, il temibile critico stroncatutto del film di animazione Ratatouille.
In realtà non è che ci vuole molto a fare uscire quella parte di me (ma anche di VOI), basta semplicemente guardarsi intorno: al ristorante, alle poste, per strada, in un supermercato oppure in una manifestazione come il FantaExpo 2015 di Salerno.
C’è SEMPRE qualcosa che va stroncata.

Il FantaExpo di Salerno poteva davvero essere qualcosa di valido. Qualcosa per cui valesse la pena pagare le misere 5 euro di ingresso. “E’ la manifestazione più cretina che abbia visto!” ha affermato una donna all’uscita dalla “Kermesse”.

Personalmente non mi sento di essere così drastica definendola una manifestazione cretina, piuttosto invece, una Sagra per Bimbiminkia e Diversamente Otaku. Per chi non fosse addentrato nel tema, Otaku è un termine giapponese che indica una subcultura di appassionati ossessivi di manga e affini.
Dunque Otaku non è proprio un aggettivo con accezione positiva: “diversamente Otaku” è ancora peggio…
La location è fantastica: un parco urbano realizzato in una vecchia e suggestiva fabbrica (un ex opificio industriale) con annesso forno e mulino.

Un vero tempio dell’archeologia industriale invaso per tre giorni da ragazzini vestiti come il maghetto occhialuto e sfigato che, ricorrendosi brandendo delle bacchette di puro sambuco di PVC, si sfidavano a suon di: Expelliarmus! Expecto Patronum! Cloaca-Maxima! Maccheronem-Scottum! ecc ecc. Il tutto intervallato da individui in mimetica che si sparavano tra la folla (SoftAir), maldestri e malriusciti tentativi di Cosplay e tanti, tantissimi, TROPPI Emo.
Il tutto, ancora, glassato con gli immancabili selfie delle ragazzine, scattati con reflex da centinaia di euro (!!).
Potenzialmente l’evento, così com’è stato impostato, potrebbe crescere moltissimo: le idee sono valide ed azzeccate. Ma già da un primo sguardo è l’approssimazione fattasi fiera, dal mio punto di vista dopo il Comicon di Napoli, a questo va un meritatissimo Epic Fail!

Da apprezzare le aree tematiche (almeno nella concezione): il Tanoshimi Maid Café, una piccola area caffè dove ragazze e ragazzi in costume da “Maid” servono i clienti come se fossero dei nobili signori di epoca vittoriana.
Ognuno incarna una personalità o un character particolare in base al quale si relazionerà al cliente. Fighissima l’idea (sempre l’IDEA) di ingannare l’attesa della consumazione con sfide e giochi con i quali poter vincere dolci premi oppure, in caso si perda, divertenti  penitenze! Tradotto nella realtà, quattro tavolini di plastica rifilati in un angolo angusto della struttura e quattro Maid vestite da carnevale.
Ecco questo è un altro aspetto che odio di queste manifestazioni. Ma si vede lontano un miglio che sono vestiti da carnevale acquistati dai cinesi. Il Cosplay, quello vero, è un’altra cosa!

E poi convegni, area mercato (con le solite scatole impolverate di Action Figures), ospiti Vip come Alessio Puccio il doppiatore di Harry Potter, “youtubbbber” italiani più o meno famosi ed infine LEI, la responsabile del mio odio atavico per i Puffi. “Noi Puffi siam così, la-lallalalla-la ecc ecc”

Ricordate? Ebbene Cristina D’avena ha fatto letteralmente il pienone con il suo concerto di chiusura, catalizzando centinaia di persone agée, come me, che conoscevano tutte le sigle dei vecchi cartoni.
I più giovani chiaramente non possono conoscere quella scassacaxxi di Pollon, quella grande zocc.. di Georgie, quella sfigata di Kiss me Licia ecc ecc.
Ho apprezzato tantissimo invece i Nootrack, una cover-cosplay-band che ha tributato numerose sigle di cartoni “andati”.
La cosa che mi ha fatto decidere di abbandonare anzitempo questa grossa sagra è stata l’area Japan….made in China… Si vantavano in pratica di allestire un’area in puro stile giapponese dove le ragazze potevano partecipare alla cerimonia della vestizione delle Geishe. Anche se simili nell’aspetto (a guardar bene, un occhio esperto li distingue eccome), la cultura giapponese e cinese sono come il giorno e la notte.
Qualcuno avrebbe dovuto spiegare agli organizzatori la differenza fra il kimono da Geisha ed il changshan cinese! C’erano di questi camicioni cinesi appesi dappertutto, come in un emporio cinese, appunto.
Chicca nella chicca: uno squallido tentativo di riprodurre il “Matsuri”.
Vi sarà capitato sicuramente di vedere in un Anime (cartone animato) la rappresentazione di quelle tradizionali feste giapponesi con cibo, bancarelle e giochi da fiera tipo la pesca dei pesciolini rossi con la retina. Non ho il cuore di descrivervi cosa avevano combinato.
E invece si, dovete sapere e vedere:

Giuro, poco prima di fare questo scatto c’era una bambina che giocava con BigJim in acqua… Per colpa di sta cazzata non ho potuto assistere alla gara dei Cosplay (per loro fortuna), dunque non ve la posso stroncare debitamente ma, senza ombra di dubbio alcuno, mi sento di affermare che il migliore Cosplayer di Salerno FantaExpo 2015 è LUI:

   THE LONELY FAN!

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