Museo di Pietrarsa: una domenica indietro nel tempo


Domenica 4 ottobre 2015: dopo diversi mesi di chiusura per lavori e restauri, riapre il Museo di Pietrarsa gestito (magistralmente) dalla Fondazione Ferrovie dello Stato.

Si tratta di un imponente raccolta di locomotive d’epoca: un autentico parco giochi per bambini ed appassionati (come me) della “traversina” e di vecchi treni.
Per l’occasione (altro regalo dalla Fondazione) dalla stazione Napoli Centrale è partito in direzione Pietrarsa un treno d’epoca: il “Centoporte“.
Un viaggio nel tempo che inizia su un treno d’epoca in servizio fin dagli anni 20:

Ecomepotevoperdermelo?!

Il Centoporte era chiamato così perchè progettato per spostamenti locali superaffollati, ed era caratterizzato dalle fiancate munite di numerosissime porte, proprio per agevolare la salita/discesa dei passeggeri.

E non ho rischiato di perdere la coincidenza con questa meraviglia?

Si perchè a causa di un disguido tecnico sul sito delle FS, numerosi viaggiatori come me hanno acquistato un biglietto regionale (Salerno-Napoli) per un treno che in realtà partiva UN’ORA prima dell’orario riportato sul sito!

In stazione mi aggrego ad un piccolo gruppetto di vittime inferocite e dopo esserci consultati decidiamo di prendere il primo treno disponibile per Napoli senza pagarne il supplemento. Rimaniamo uniti per affrontare controllori e capotreni in caso di verbali o contestazioni. Per fortuna non abbiamo dovuto affrontare nessuno…ma, considerando il disagio procurato, avremmo potuto prendere anche una Freccia, senza che controllore alcuno avesse potuto pretendere qualcosa!

Pensate che il biglietto con orario sballato era ancora acquistabile mentre eravamo sul binario ad aspettare il treno fantasma! FS: nell’era delle app queste cose non devono accadere! Se avessi perso il Centoporte non vi avrei mai perdonato! 😉
Per fortuna il seguito è andato tutto liscio e quello è stato l’unico contrattempo. Arriviamo a Napoli Centrale e individuiamo subito il binario del treno d’epoca grazie ad una folta folla incantata a fotografarne le tipiche carrozze.

Ci accoglie un sovrabbondante numero di personale (neanche le Frecce hanno tanti steward a bordo), oltrepassiamo le transenne con nastro rigorosamente ROSSO FRECCIA e ci accomodiamo. Veniamo catapultati direttamente negli anni ’40: com’è cambiato il modo di viaggiare nei secoli!
Al di sopra delle panchette di legno campeggiava il regolamento che imponeva una multa da Lire 800 a Lire 8.000 in caso si fosse danneggiato o “insozzato” il treno.

Davvero significativo il divieto: “Vietato SPUTARE in treno“! Lasciamo Napoli Centrale e partiamo salutati da tutti i binari circostanti colmi di improvvisati fotografi.
Un treno d’epoca non passa proprio inosservato! In circa 30 minuti arriviamo alla stazione Pietrarsa, rinnovata anch’essa per l’occasione ed entriamo nel complesso museale con tanto di tappeto rosso. Per inciso, Pietrarsa deve il suo nome ad un’eruzione del Vesuvio che portò la lava fino a quel punto del litorale costiero.

Ex opificio industriale di epoca Borbonica, ora Pietrarsa è un bellissimo Museo che ospita concerti ed eventi: una location fantastica a bordo mare, con vista su Capri e Napoli. Dal tappeto rosso alcuni cordialissmi addetti in divisa ci guidano all’ingresso del primo padiglione: che spettacolo gente!
Veniamo accolti da una locomotiva Bayard con annesse carrozze…ma proprio carrozze! Ricordano infatti in tutto e per tutto le carrozze delle diligenze. E poi lo sguardo va oltre e, quello ci si spalanca davanti, è un percorso storico fra locomotive (elettriche e a vapore) bellissime ed imponenti. Un parco macchine che ogni appassionato di treni desidererebbe avere in garage!

Si, da piccola giocavo con le macchinine/soldatini/trenini. Quando si avvicinava una bambina proponendomi “giochiamo a mammaefiglia” la cacciavo via a calci negli stinchi!

Tornando al viaggio nel passato ferroviario, il padiglione A ci restituisce qualcosa come 170 anni di storia ed evoluzione: imponenti locomotive parcheggiate comodamente sui lati lunghi della struttura.
Le dimensioni delle macchine sono davvero sorprendenti: silenziose, maestose, lucidate e tirate a nuovo. Alcune di loro suscitano un timore reverenziale che solo un appassionato di treni può provare.

Il padiglione A ad un certo punto è stato invaso da intere famiglie con bambini chiassosi e irrefrenabili che invece di rimanere incantati dalla bellezza di quei “mostri”, correvano, urlavano e davano talmente tanto fastidio da farmi desiderare di possedere una cerbottana caricata a “curaro”.
Non potendo incenerire i bambini con gli occhi decido di uscire all’esterno.

Giardini curatissmi, vista fantastica sull’intero Golfo di Napoli e un profumino delizioso di frittura proveniente da un angolo: ci avviciniamo e scorgiamo un’Ape Car modificata a mo’ di chioschetto. Decidiamo di dedicarci allo street food, nel frattempo che la folla con i bambini indemoniati si smaltisse nel padiglione.
Ci soffermiamo a mangiare un “cuoppo” di frittura mista godendo del sole autunnale e della vista sul mare: la giornata sta prendendo una piega che mi piace tantissimo.

Con il carico di carboidrati fritti  proseguiamo la visita inoltrandoci in un altro Padiglione non ancora affollato di bambini e genitori maleducati. Ho visto personale letteralmente sfinito per correre dietro ai visitatori incuranti delle indicazioni e dei divieti di salire sui “mostri”. Tutti con la necessità impellente di portare a casa un selfie sulla locomotiva di turno. Rispetto zero!

Ebbene, tornando al padiglione B, mi sono aggirata fra bellissime littorine d’epoca cercando l’attrazione che più mi premeva vedere la carrozza 10 del Treno Reale, costruito dalla Fiat nel 1929 per le nozze di Umberto II di Savoia e Maria Josè del Belgio. In seguito questo treno divenne “presidenziale” e nel 1989 Cossiga donò proprio la carrozza 10 al Museo Pietrarsa.

La carrozza non è visitabile internamente (peccato) inoltre gli interni erano messi letteralmente a soqquadro da operazioni di restauro/pulizia. I magnifici arredi, il mobilio ed il soffitto intarsiato erano nascosti da quintali di polvere. Avrei preferito non vederla affatto piuttosto che vederla così ridotta.
Proseguiamo ammirando un’antica carrozza delle Regie Poste ed una carrozza “blindata” per il trasporto dei detenuti.

Nel padiglione successivo si possono ammirare alcune locomotive diesel Ansaldo Breda a trasmissione idraulica.
L’accoglienza del giorno di apertura prevedeva numerose iniziative fra cui canti, rappresentazioni teatrali e mini concerti dislocati in varie sezioni del museo. Procediamo con il Padiglione F dedicato agli utensili per la fabbricazione/manutenzione delle locomotive. Alcuni di loro sono davvero colossali.

Il percorso guidato ci porta ad uscire nuovamente nei giardini esterni: altra postazione cibo, stavolta pizzette “a libretto” cotte in forno messo lì per l’occasione! Devo ammettere che il complesso museale è corredato per bene di ampi bagni puliti ed area ristoro con distributori automatici. Il personale è sempre pronto a fornire qualsiasi informazione.
Inoltre la stazione attigua rende il Museo facilmente raggiungibile da Nord a Sud, senza prendere l’auto.

Proseguiamo entrando nel Padiglione G,  l’ultimo padiglione, dove ci siamo letteralmente incantati ad ammirare l’oggettistica: ho visto per la prima volta un modello di biglietteria automatica che per utilizzarla ci vuole un Master. E pensare che risale a poco più di 40-50 anni fa!

Quando poi ho visto gli “arredi” della vecchia stazione Roma Termini sono rimasta senza parole: guardate le foto e datemi ragione! Immaginate la fine che farebbe tale mobilia oggi! Prima c’era un altro senso civico.

Anzi, prima c’era senso civico e basta.

Altra attrazione del padiglione è il plastico “Trecentotreni“, un mega diorama lungo 18 metri e largo più di 2 . Un paradiso!
Con i bambini chiassosi fuori dalle balle rientriamo nel Padiglione A e ci soffermiamo con più calma sui possenti colossi allineati lungo le pareti.

Percorrere il tappeto rosso è come passeggiare idealmente attraverso l’evoluzione della trazione a vapore in quasi 200 anni di storia: tutti gli amanti del genere Steampunk qui metterebbero su casa! Belle e suggestive anche le prime locomotive a corrente,  pioniere delle prime vie “elettriche” italiane.

Torno a casa, in treno ovviamente, con il cuore contento. Non esagero affatto affermando che il Museo di Pietrarsa è, ai miei occhi di appassionata, un tesoro tecnico: un bellissimo dono che annulla e fa perdonare tutti i disagi e i ritardi causati dalle FS.





Tutte le foto sono di proprietà di orsanelcarro.it

Rispondi