Viaggiare è meraviglioso. E a giudicare da questa categoria, è anche un modo sorprendentemente efficiente per perdere la dignità in più lingue contemporaneamente.
Qui raccolgo racconti di figuracce internazionali, tragicommedie, sventure, equivoci linguistici e altre piccole catastrofi che non compaiono nelle brochure degli enti del turismo.
Non è una raccolta di barzellette: è travel writing autoironico. L’idea di fondo è che il viaggio, oltre a mostrarci il mondo, abbia un talento speciale nel ricordarci che restiamo esseri umani vulnerabili, goffi e facilmente umiliabili da una porta automatica, una lastra di ghiaccio o un trasportino pieno di ricetrasmittenti chiamate “gattini”.
Se avete mai salutato lo sconosciuto sbagliato, inseguito una valigia in fuga, sbagliato gate o avuto una conversazione surreale con una macchina che non voleva leggervi il passaporto, siete nel posto giusto.
Benvenuti in “viaggiare con una risata”: dove le disavventure diventano storie e le figuracce, col tempo, diventano materiale da raccontare e ricordare con affetto. E possibilmente da commentare, così posso scoprire che non sono l’unica a collezionarle.

Il dramma di fine estate: i souvenir più brutti che non vorrei mai ricevere

Souvenir brutti

Per me? Grazie, non dovevi!
Figurati, è solo un pensiero.
Appunto… non poteva rimanere solo un pensiero?

I souvenir di viaggio sono brutti. Ecco l’ho detto.
Acquistare un ricordino in grado di appagare il destinatario è un’arte, un talento.
O ce l’hai o non ce l’hai.
Non esistono purtroppo corsi o tutorial, il rischio di sbagliare è certo come la dubbia utilità dell’oggetto in questione.
E se a questo aggiungiamo le atrocità spesso vendute nei negozietti o sulle bancarelle, ecco che il souvenir può trasformarsi in un micidiale pretesto per spezzare amicizie, parentele, matrimoni.

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E quindi uscimmo a riveder le stelle: un viaggio dantesco negli hotel da incubo

E uscimmo a riveder le stelle

Pare che gli studiosi abbiano individuato con precisione astronomica il giorno in cui Dante si ritrovò a tu per tu con la famosa selva oscura. Era il 25 marzo del XIV secolo.
L’anniversario del viaggio ultraterreno a/r della Divina Commedia è proprio oggi, Dantedì, giornata che celebra il Sommo Poeta e il suo viaggio metaforico della vita.
Ma se Dante è sceso negli Inferi senza pernottarci neanche una notte, ben altri viaggiatori invece hanno dormito nel Tartaro (gioco di parole pessimo), pernottando nei peggiori hotel da incubo.

Perché cosa sono i gironi infernali se confrontati ai funghi spuntati tra le mattonelle del bagno, o alla biancheria intima dimenticata sotto le lenzuola dagli ospiti precedenti?
Quali peccati deve aver commesso un viaggiatore per scontare un simile contrappasso dantesco? (altro…)

Sofitel Villa Borghese: la mia eSPYrienza da Mystery Guest a Roma

Mystery guest Roma

Nella sua impeccabile livrea, l’addetto alla reception mi presenta la ricevuta del check-out porgendomela con un tale garbo da sembrare una scena d’altri tempi.
Lei – la ricevuta – è così importante e pesante che sembra quasi vibrare nelle mie mani, ma io la guardo sfidandola con una consapevole e decisa spavalderia.
Con altrettanto garbo estraggo un plico misterioso dal mio zaino, e con un sorriso appena accennato, lo porgo delicatamente al concierge.

Questo nella realtà. Nella mia mente invece la scena è stata questa: (altro…)

#WorstInTravel ovvero Keep Calm and focus on Dalai Lama

arrabbiarsi in viaggio

Il viaggio per me è una cosa sacra e lo vivo in uno stato di grazia totale. È come se avessi Photoshop installato in una partizione remota del cervello che nasconde all’istante tutto ciò che abbia a che fare col genere umano tipo turisti molesti, italiani indisciplinati, spazzatura, maleducazione e brutture varie.
Tuttavia è in aeroporto che vorrei avere una cartucciera di granate. Che cosa infelice che ho detto. Certe volete arrabbiarsi in viaggio è inevitabile.

L’aeroporto è come l’auto nel traffico: riesce a tirare fuori il peggio, esaltando il misantropo (neanche tanto mal celato) che c’è in me.
La maggior parte delle mie incazzature e dei #WorstInTravel sono infatti legati al comportamento [dis]umano di alcuni soggetti viaggiatori in aeroporto. (altro…)