E quindi uscimmo a riveder le stelle: un viaggio dantesco negli hotel da incubo

E uscimmo a riveder le stelle

Pare che gli studiosi abbiano individuato con precisione astronomica il giorno in cui Dante si ritrovò a tu per tu con la famosa selva oscura. Era il 25 marzo del XIV secolo.
L’anniversario del viaggio ultraterreno a/r della Divina Commedia è proprio oggi, Dantedì, giornata che celebra il Sommo Poeta e il suo viaggio metaforico della vita.
Ma se Dante è sceso negli Inferi senza pernottarci neanche una notte, ben altri viaggiatori invece hanno dormito nel Tartaro (gioco di parole pessimo), pernottando nei peggiori hotel da incubo.

Perché cosa sono i gironi infernali se confrontati ai funghi spuntati tra le mattonelle del bagno, o alla biancheria intima dimenticata sotto le lenzuola dagli ospiti precedenti?
Quali peccati deve aver commesso un viaggiatore per scontare un simile contrappasso dantesco?
Tripadvisor è pieno di scatti horror lasciati da utenti adirati, schifati e anche divertiti per aver passato la notte in camere infernali.
Purtroppo qui di “Commedia” non c’è proprio nulla: funghetti e schifezze varie non sono allegorie o figure retoriche.

Esistono infatti hotel da incubo tali da oscurare la suprema fantasia di Dante, brutture che neanche il Sommo avrebbe osato collocare tra i gironi infernali.
Presentati come stellati, celestiali e paradisiaci, molti hotel attirano gli ignari viaggiatori con la promessa di costi abbordabili… dove invece l’unica certezza è un tributo altissimo in termini di salute mentale.

Pur non avendo mai sperimentato, nel mezzo del cammin di nostra vita (Inferno, I, 1), situazioni al limite del suicidio, ho fatto anch’io i conti con lenzuola macchiate di sangue, capelli, set porno, scarafaggi, carta igienica razionata al centimetro, e tante altre situazioni talmente grottesche da farmi esclamare al check-out: E quindi uscimmo a riveder le stelle (Inferno, XXXIV, 139).

Dalla Cina con amore

È una giornata talmente grigia da far sembrare tutto un film in bianco e nero. Eccolo il mio hotel: un hotel squallido in una via squallida in un quartiere squallido. Sono di ritorno da quell’enorme tragedia che è stata Expo 2015, e da lontano scorgo loschi individui vestiti con lunghi impermeabili neri che trafficano furtivamente nel vicolo… ‘zzo, sono finita in Sin City!

Entro e scopro che i gestori sono cinesi, come tutti gli abitanti del quartiere. Non parlano una sillaba d’italiano né tanto meno inglese, così esprimendosi a gesti, mi fanno capire di volere il pagamento anticipato, e in contanti.
La camera che mi assegnano si trova all’ultimo piano, raggiungibile con una vecchia scala malandata e senza corrimano.
Non è una camera regolamentare, è uno sgabuzzino con le pareti divisorie in cartongesso.

Il letto sembra essere incastrato col tetris, dal soffitto pende una lampadina impanata nella polvere, e nelle vecchie imposte di legno c’è un buco perfettamente circolare. Sembra il covo di un killer professionista.

No io dormo vestita e coi fedeli anfibi ai piedi. Anche perché alla vista di quei sicari in trench giù nella hall, vorrei essere pronta al peggio. Tuttavia tale è la stanchezza post Expo, che caddi come corpo morto cade (Inferno, V, 142).

Ma quali killer? Mi risveglio beata coi cinguettii degli uccellini. Dei sicari nessuna traccia… ho completamente sbagliato film.
In sala colazione scorgo alcune eleganti signore di spalle intente a sorseggiare un caffè.
Una di loro agita il gentil piedino in modo sinuoso, quasi ipnotico. Con lo sguardo risalgo su per la caviglia, il polpaccio, e ancora più su lungo lo spacco che lascia intravedere una coscia ben tornita. Troppo ben tornita. Si volta e mi sorride.
Cred’ïo ch’ei credette ch’io credesse (Inferno, XIII, 25) che il gentil piedino fosse una piedina

È solo a casa, diversi chilometri, diverse ore più tardi, che scopro che quello era un hotel frequentato dai trans.

Io che racconto i miei guai a un idrante di Expo 2015

Lasciate ogne speranza, voi ch’ intrate

E pensare che avrei potuto essere insignita di qualche premio accademico per la scoperta di nuove forme di vita.
In una camera d’albergo sull’isola dei Cavalieri, ho scoperto insetti dalle dimensioni di un maccherone scotto, un bel pacchero di Gragnano, per intenderci.
Solo uccidendone uno, ho combinato una macelleria entomologica sul pavimento degna di un film di Tarantino.

Ebbene la scena del crimine è rimasta tale per tutta la durata del mio soggiorno, insieme all’insalata mista di polvere, peli e capelli lì da mesi… evidentemente aspettavano l’arrivo del Coroner.
Non ragioniam di lor, ma guarda e passa (Inferno, III, 51), devono aver pensato gli addetti alle pulizie.

Insomma, forme di vita enormi in camera, e invece neanche un’anima viva in reception.
I gestori si sono ben guardati dal farsi vedere, consapevoli delle condizioni della stanza, della pentola piena di brodaglia spacciata per piscina, delle asciugamani fetenti, del frigo con i cadaveri lasciati dai precedenti ospiti, e della pretesa del pagamento del soggiorno in busta chiusa!
“Metti i soldi in una busta e lasciali sul mobile all’ingresso”, mi fa una voce al telefono al momento di lasciare la struttura.
Ho pagato la camera o il riscatto per tornare libera?

Non aprite quella porta. E non tirate quello scarico

Il rischio non è quello di incontrare Leatherface (sarebbe stato meno traumatico). Semplicemente se la apri, poi devi far manovra per entrare.
Ma dico io, quale mente criminale di quale diavolo di archistar può esserci dietro la progettazione di enormi corridoi labirintici e immense hall, per poi confinare le camere in spazi ridicoli, come fossero loculi?
Io ci ho dormito in un capsule hotel, ma almeno ero consapevole!
“Oui madame, il bagno è in camera”.

Hotel da incubo

Intendeva proprio letteralmente.

Ma? E il vaso? Eccolo, posizionato in una nicchia laterale insieme al box doccia.
Per usare il primo occorre aprire la porta del secondo, per usare il secondo occorre scavalcare il primo. Un affare, insomma, da utilizzare coi sensori di parcheggio.
Mi cade l’occhio (e anche le braccia) sul tubo di cartone della carta igienica: giuro, al suo interno c’è una sorta di codice a barre stampato con il giorno e l’ora del check-in!

Ma è sul sistema fognario che ho invocato l’aiuto di un esorcista. Il bottoncino dello scarico è un’autentica tavola ouija, nel senso che schiacciandolo ho richiamato turpi e immonde fiere risalite dal piatto doccia.
Il Sommo le avrebbe senz’altro promosse a status di impedimenta, allegoriche disposizioni peccaminose, figure retoriche che “ostacolano” la via allo scaric… ehm alla salvezza.
Io di figura c’ho visto una colossale figura di merda dei gestori.

E pensare che al check-out mi hanno trattenuto la bellezza di 70 Euro (oltre il costo del soggiorno) a titolo di cauzione, in caso gli avessi rovinato ‘sto gioiello di camera. Ho dovuto aspettare oltre un mese per riavere i miei soldi indietro!

Ironia della sorte, in questo hotel ci sono capitata a causa di una prenotazione annullata all’ultimo minuto. Il proprietario del sottotetto fighissimo che avevo prenotato con Airbnb mi ha chiamata mentre ero praticamente sotto il suo portone, comunicandomi l’inagibilità per un’improvvisa rottura dei tubi.

Paolo e Francesca

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincia, ma bordello!
(Purgatorio, VI, 76-78)

Ostello/bordello: potrei anche chiudere qui.
Sono in un tugurio, per la serie “vicino al centro, ma lontano dalla pulizia”.
Fa un caldo bestiale, e a 28 Euro a notte non posso pretendere anche l’aria condizionata. Così spalanco le imposte, salvo richiuderle immediatamente dopo: c’è un secchio della spazzatura appoggiato proprio sotto la mia finestra.
Accendo la TV, di quelle vecchissime col tubo catodico, ma il telecomando non funziona e il canale è bloccato su RAI 1. Stanno trasmettendo Miss Italia.

E va bene, mi rassegno ad addormentarmi con l’immagine delle concorrenti arpie che, a denti stretti, scompigliano i capelli alla Miss appena eletta, quando ecco che Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona (Inferno, V, 103-105). I vicini di camera hanno allestito evidentemente un set porno, com l’audio altissimo.
C’è solo una sottile parete divisoria a dividere la loro notte da leoni dalla mia addà passa’ a nuttàta.

Per una buona mezz’ora mi arriva di tutto, dai rumori in Dolby Surround alle vibrazioni in 3D. I due sono instancabili, insaziabili e inesauribili: quell’amor che move il sole e l’altre stelle (Paradiso, XXXIII,145) adesso sta muovendo anche la testata del mio letto!
E pensare che io mi trovavo lì per un funerale.
L’indomani cerco Rocco&Moana dei poveri in sala colazione per gridargli Guai a voi, anime prave (Inferno, III, 84).
Poi li vedo e invece mi tocca fargli i complimenti
A l’alta fantasia qui mancò possa (Paradiso, XXXIII,142), alla mia immaginazione è mancata la forza di associare i nonnetti che ho davanti, all’audio della notte precedente.
Ma non si chiamavano una volta ostelli della gioventù?

Grattate il russo e troverete il Cosacco (o il Tartaro)

Hotel Cosacco: bello fuori, meraviglioso in tutta la sua superba e gloriosa architettura stalinista, quanto orrido dentro. In questo hotel da incubo dagli ambienti vecchissimi, inquietanti e bui sanza tempo tinta (Inferno, III, 29), ho vissuto tutto l’orrore dell’ex URSS.
Il personale è stato gentile, per carità, ma tutti avean il triste piglio della perduta gente.
E poi spifferi, moquette con macchie indefinibili, serrature rotte: insomma un posto fatiscente, un residuo dell’era sovietica con un disperato bisogno di perestrojka.
Ho soggiornato qui nel mese di ottobre. Anche la polvere nella mia camera era di ottobre, l’ottobre rosso del 1917.

Sul letto c’era LEI, la coperta di lana marrone, di quelle che shock anafilattico solo a guardarla.
E chi l’ha toccata? Il buon Dante avrebbe declamato Ambo le man per lo dolor mi morsi (Inferno, XXXIII, 58), Cecco Angiolieri (e pure io), un più pragmatico S’i’ fosse foco… ma ho temuto che sprigionasse sostanze tossiche sconosciute.

Ma ahimè non era tutto: Poscia, più che ‘l dolor poté ‘l digiuno (Inferno,XXXIII, 75).
A guardia della sala colazione un Minosse bolscevico, un giudice infernale con baffi e divisa d’ordinanza.
No, non ha avvolto la mia anima con sua la coda per assegnarmi un girone, voleva che esibissi la mia prenotazione per vidimarla, come una tessera annonaria di staliniana memoria!
E va bene, Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare (Inferno, III, 95-96).
Finalmente la colazione.
Ma dov’è la colazione?
Insalata russa, aspic, zuppa di boršč, ciotole di vinaigrette, cetrioli.
La colazione per i cristiani normali dov’è? L’unica cosa commestibile, per un italiano alle 7 del mattino, è stato un cappuccino servito dalle cucine.
Una tazza mezza vuota. Ma a voler guardare il lato positivo, era anche mezza piena…

Raccontatemi le vostre esperienze. Altro che sonetti, scommetto che ci si potrebbe compilare un bestiario con i peggiori hotel da incubo, una sorta di black-list da far circolare sottobanco per evitarli, e per salvarci la vacanza.
Perché fatti non fummo a viaggiar come bruti!

16 comments

  1. Mamma mia, un vero inferno! La cosa più raccapricciante è stata il pensiero del piatto doccia che erutta creature e chissà che altro… Mi ha fatto tornare in mente il racconto dell’orrore di un’amica che in una stanza di un B&B si è vista risalire dallo scarico della doccia dei pezzi di melanzana. E ti viene da chiederti: ma come ci sono finiti???
    Per quanto riguarda il set porno, forse ne avevamo già parlato, e qui sei in buona compagnia. A me era capitato in Franciacorta ma il mattino successivo non ho capito quali delle coppie fosse responsabile dei rumori molesti durati quasi tutta la notte.
    Ah, la coperta di lana (lana di vetro, di sicuro) invece mi riporta con la memoria ai tempi delle vacanze in montagna con i miei nonni o delle gite scolastiche del liceo…

    1. Infatti sono ancora traumatizzata da quel “chissà che altro”, tanto che è la prima cosa che faccio quando prendo possesso di una stanza: verifico l’assenza di mostri nel bagno! Inutile dirti che questo non l’ho mai usato e anzi, la tentazione di sigillarlo disegnando un pentacolo a terra, è stata altissima! 😛
      Per le melanzane avrei un paio di teorie valide… ma buon Dio no no no, sono troppo turpi e abbiamo appena mangiato 😀
      Sì lo ricordo il nostro scambio di esperienze (e quante ancora ne potremmo raccontare), così come ricordo la coperta di lana e quella donna del B&B (Susy?) che puzzava di pipì di gatto!!!
      Mi sa che Dante al confronto è stato in un villaggio turistico 🙂 Grazie Silvia!

  2. Vediamo un po’…ti racconto l’ultima che mi è capitata. Niente scarafaggi, carta igienica porzionata puzza di pipì bensì un piccolo, tenero, innocuo bimbetto di …facciamo 6, 7 anni?
    In un paradiso terrestre, nella Sicilia più remota, dove ero andata a cercare pace lo scorso agosto, ho passato la notte come se lo avessi accanto e mi strillasse nelle orecchie, ININTERROTTAMENTE, giuro. Una tempra d’acciaio, una resistenza inviolabile, il piccolo non ha smesso un attimo. E il giorno dopo, ciucciava latte e biscotti come se nulla fosse. Ti lascio immaginare come stavo io invece…

    1. Ahahah immagino benissimo! La tempra d’acciaio l’hai avuta tu! 😛 A me capita puntualmente sui mezzi: in treno, in aereo, in autobus, ovunque! Insieme al biglietto ricevo in omaggio un grazioso bambino modello scassacazzi che urla, strepita e tira calci durante tutto il viaggio. Eppure, ora come ora, sopporterei un intero asilo in cabina pur di ripartire! 😉
      Grazie Benedetta!

  3. No, ti prego! La biancheria usata no, che immagine poco gratificante; fortunatamente non mi è mai capitato. Sul Trans Luxury Hotel mi sono piegato dai dolori addominali (lo so è strano, ma sotto sotto li ho anche io… gli addominali intendo!) causati dalle risate. Sembra vederti lì, flirtare ipnotizzata dal susseguirsi fitto e veloce dei piccoli movimenti di quel piedino. Anche l’incontro con gli Highlanders l’hai raccontato divinamente (per restare in tema). Eleganti e azzeccati i riferimenti al Sommo Poeta. Sei grandissima Dany. Devo ammettere che le mie esperienze non sono state finora traumatiche, anzi. Solo in due occasioni (una a Barcellona e, l’altra, nel Laos) le sistemazioni si sono rilevate improponibili in quanto a pulizia. In realtà, c’è stata una terza che non saprei classificare. Nel senso che la sistemazione era molto carina: uno chalet immerso nel bosco con tanto di camino romantico. È che c’era il terzo incomodo, una presenza importuna o non gradita: ‘na zoccola!

    1. Hahahahah avrei dovuto accorgermi dal 45 che non poteva essere una piedina 😀
      Ti ringrazio per i complimenti Fausto, spero che il Sommo non sia adirato con me per aver azzeccato le sue terzine su questi argomentacci… però certi hotel sono delle bolge dantesche (ho visto foto raccapriccianti)! O_O
      Il ménage à trois con la topastra nello chalet immerso nel bosco è assolutamente da raccontare Fausto! L’hai cacciata a scopettate o gli hai chiesto di dividere il costo? 😀 😀
      Grazieeee! 🙂

  4. AHahhahhaha Daniela, ma io questo articolo lo aspettavano da tanto! Immagino che l’hotel cosacco sia quello famoso di Kiev di cui avevi accennato!
    Leggerti mi ha fatto ricordate persino quegli hotel che volutamente la mia mente aveva cancellato dalla memoria. Magistrale la lettura degli hotel infernali attraverso Dante. Mi inchino davanti alla tua bravura.
    Devo dire che non riesco più ad accontentarmi quando si tratta di hotel. Faccio controlli incrociati su vari siti e pazienza se mi tocca sborsare di più. Ma io lo scarafaggio che mi corre in bagno nel quartiere in cui alla sera arrostivano il pollo per strada non lo voglio provare più. So’ vecchia 😀
    E niente, non ricevo più gli avvisi dei nuovi post. Mi tocca ringraziare il tweet di Fausto e provare a cancellarmi ed a riscrivermi di nuovo

    1. Esatto è proprio lui 😀 Anche io con l’età sono diventata esigente, se in passato mi bastava letteralmente un giaciglio, ora qualche comodità in più me la concedo… ferma restando la pulizia come requisito principale. Di scarafaggi ne ho incontrati tanti e ti dirò, temo più le cimici dei materassi… lì sarei andata in reception urlando in lingue sconosciute! 😀 Hai ragione, i controlli incrociati sono fondamentali, il guaio è che non sempre le recensioni sono veritiere, quindi occorre rassegnarsi anche alla “sorpresa”.
      Così come mi sono rassegnata ai capricci di WordPress 😛 Ho ricevuto la notifica della tua iscrizione… speriamo bene 😉
      Quanti complimenti Simona, ti ringrazio di cuore! <3

      1. Le cimici le ho beccate in un hostal a Madrid. Me le sono portate anche in Italia, così per simpatia. Per il proprietario erano le zecche dei cani dell’appartamento di sotto (sì, sì, come no).
        Speriamo funzioni con le notifiche!

        1. Le zecche dei cani del piano di sotto? Ma che fantasia… per non dire che faccia! Mi dispiace! 🙁

  5. Per fortuna non ho mai avuto di questi problemi, ma io ho viaggiato poco e, a parte i fine settimana in qualche capitale europea, ero in tenda.
    Però ricordo che con mio padre dormimmo in un albergo di Napoli… che non aveva l’acqua fredda. Sì, hai letto bene. Mio padre mi sveglia intorno alle 5,30 e mi dice “Sbrigati a lavarti, ché fra poco non puoi più farlo”. Ho fatto in tempo a sciacquarmi il viso ché l’acqua era già quasi bollente.
    Si ricordava di essere stato in quell’albergo tanti anni prima e c’era quel problema.
    Ovviamente nessuna spiegazione al riguardo alla reception.
    In che girone lo mettiamo?

    1. L’acqua fredda che ti arriva a tradimento mentre sei sotto la doccia è una maledizione, ma l’acqua bollente è una tortura a livelli da inquisizione spagnola! Come si chiamava, Hotel Torquemada dei Quartieri Spagnoli? Ok, la smetto 😛 Comunque che cosa bizzarra, solo a Napoli poteva succedere.
      Eh vediamo… o alloggiavate nelle vicinanze delle solfatare, oppure più verosimilmente era l’acqua del fiume Flagetonte, Girone n.1! 😉
      Belli i viaggi in tenda, intimi e wild al tempo stesso.
      Grazie, Daniele! 🙂

  6. No ma, Daniela, tu sei mitica. Mitica!
    Solo tu potevi avere l’idea di abbinare le tue disavventure a versi danteschi!
    Ragazzi, ma quante te ne sono capitate!? Tra te e la nostra Silvia… insomma, potreste scrivere un libro

    1. Troppo buona Elena, stasera ti sei sparata un’overdose di Orsa! 😉
      Silvia se non ricordo male ha dedicato una rubrica, o almeno più di un articolo, agli hotel da incubo, quante ne ha subite anche per via del boss! 😀
      Dante: ehm allora, a te lo posso confessare… sto cercando di seguire le sue orme, nel senso che mi sono schierata coi Guelfi Bianchi. L’obiettivo è l’esilio “in contumacia”, così posso aggirare il divieto dello spostamento tra regioni 😉
      Grazie ancora!!

  7. Ahahahahahahhahaa!!! Non so se scegliere l’hotel dei Trans in Cina o meglio ancora i due nonnetti che hanno girato il film per la categoria “Granny” su youporn. Devo dire che mi ritengo fortunato a non aver passato soggiorni simile con la famiglia, rischierei divorzio e disconoscimento da parte dei miei figli per le avventure!

    1. Ma diciamolo, viaggiare è bello anche per le disavventure da raccontare al ritorno a casa 😉 Non ho avuto la prontezza di spirito, altrimenti avrei registrato “l’audio” di quella notte per allegarlo al post… perché certi guai vanno condivisi! 😛 Sui Trans ci sono rimasta MALISSIMO, e io che fantasticavo di essere finita in un film noir hahahahah!
      Pare che le vacanze negli hotel da incubo siano la quarta causa di divorzio dopo il tradimento, la suocera e la pasta scotta 😛
      Grazie Luca!

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