Legami di pelle: la conceria abbandonata di Solofra

Cos’hanno in comune Osama bin Laden, Michael Jackson e una conceria abbandonata?
Beh, tutti e tre hanno tirato le cuoia.

Cos’hanno in comune Osama bin Laden, Michael Jackson e una conceria abbandonata?
Beh, tutti e tre hanno tirato le cuoia.

Bollata come organizzazione eversiva, e additata dall’opinione pubblica a quanto di più deviato ci fosse nell’estrema destra italiana di quegli anni, Gladio nei fatti era un esercito dormiente, un’armata parallela pronta a difendere l’Italia dalla minaccia dell’invasione russa (ma soprattutto rossa). (altro…)

Ci sono città che vengono ricordate per una cattedrale, una battaglia o per una specialità gastronomica.
E poi c’è Benevento, che a un certo punto della sua storia, è riuscita a farsi associare a creature dai poteri oscuri. (altro…)

Ci sono luoghi che esistono soltanto perché qualcosa è andato storto.
La navetta dell’aeroporto è tra questi.

C’è una convinzione piuttosto diffusa tra i viaggiatori: l’idea che accumulando esperienza si impari progressivamente a muoversi nel mondo con eleganza.
Dopo il primo volo diventi più sicuro. Dopo il decimo più organizzato. Dopo il cinquantesimo quasi professionale.
Dopo il centesimo, in teoria, dovresti diventare un essere superiore capace di attraversare aeroporti e frontiere con la risolutezza di un agente segreto.
Naturalmente non funziona così.
Perché le figure di merda in viaggio rispondono a quel principio universale secondo cui, appena si esce di casa, la dignità diventa un bene altamente deperibile. (altro…)

C’è un momento preciso nella vita di un viaggiatore adulto, in cui esso prende coscienza di non essere davvero al vertice della catena evolutiva.
Succede prima dei controlli di sicurezza, davanti a un varco automatico aeroportuale.
Perché non importa quanto un viaggiatore sia istruito, atletico o smart. Il tornello dell’aeroporto percepisce immediatamente la sua debolezza interiore e decide, con lucida e infame cattiveria, di esporlo al pubblico ludibrio.
Perché il tornello non è una macchina. È un generatore di disprezzo.

C’è una cosa che le città fanno peggio degli esseri umani: si scopiazzano senza chiedere il copyright a nessuno. E senza neanche la fatica di spiegare “non è come sembra, giuro”.
Cambiano latitudine, si infilano in altre lingue, si rifanno il trucco con materiali locali e poi – con una faccia tosta disarmante – si presentano al mondo con nomi tipo: “Parigi dell’Est”, “Venezia del Nord”, “Piccola Parigi”…
Pezzotti di archetipi urbani con un buon ufficio stampa.
Perché viaggiando ve ne sarete accorti tutti, il nostro pianeta è pieno di città con crisi d’identità.
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L’Etna non esplode (quasi mai) all’improvviso. Borbotta, avvisa, si fa sentire. Non è il leopardiano Sterminator Vesevo che cancella tutto a tradimento: qui si gioca un duello più sottile.
Uno stallo alla messicana. (altro…)

Ci sono luoghi che non si visitano: si attraversano come soglie.
Sant’Agata de’ Goti è uno di questi.

La sveglia sopraggiunse come una fucilata nelle orecchie.
Il volo di ritorno era programmato con il solito orario non cristiano delle compagnie low cost. Poco male, quando sono in viaggio mi piace osservare la città che si stropiccia gli occhi. Camminare per le strade con i lampioni ancora accesi e i locali chiusi che odorano di fritto e birra, ha qualcosa di segreto. È come assistere di nascosto alla genesi del giorno. (altro…)