Sant’Agata de’ Goti: cosa vedere nel borgo sospeso sul vuoto

Ci sono luoghi che non si visitano: si attraversano come soglie.
Sant’Agata de’ Goti è uno di questi.

Ci sono luoghi che non si visitano: si attraversano come soglie.
Sant’Agata de’ Goti è uno di questi.

C’è chi la guarda come una cartolina da esibire su Instagram, oppure chi la liquida come un capriccio colorato di Gaudí.
Eppure basta fermarsi un attimo – un solo attimo – per capire che Casa Batlló non è una comune architettura.
È un animale addormentato, una fiaba pietrificata, un racconto che ha scelto di abitare a Passeig de Gràcia, nel cuore di Barcellona.

“Una città brutta”, scrisse lapidario Mozart a sua moglie nel 1790.
“È la quintessenza della cultura medievale”, disse un più lucido e giusto Hans Christian Andersen.
“Sono a Norimberga da meno di 24 ore e il mio stomaco già ragiona in tedesco con l’accento bavarese”. Questa invece era l’Orsa.
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Ci sono castelli che sembrano essere usciti da un sogno, e poi scopri che hanno assistito al più crudo dei risvegli.
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L’essere umano possiede una straordinaria vocazione per l’arte del fare del male.
Ma per fortuna non siamo tutti degli spietati aguzzini che seviziano e umiliano gli esseri viventi. Esistono anche persone incredibili e dal cuore immenso come Cristina Lapis, la donna che ha creato il LiBEARty Sanctuary, un’oasi per ex orsi infelici nel cuore della Transilvania.

Non sono una persona romantica, ma a Bucarest mi sarebbe piaciuto arrivarci in abiti d’epoca, magari a bordo di una carrozza dell’Orient Express. Sarebbe stato meraviglioso.
Perché se nonostante le guerre, le rivoluzioni e il progresso, la capitale della Romania conserva ancora la gloriosa atmosfera della Belle Époque, figuriamoci come dev’essere stata ai tempi, quando l’eleganza delle sue architetture gli valse il soprannome di Petit Paris. (altro…)

Benvenuto in mia casa. Entrate e lasciate un po’ della felicità che recate (Dracula, Bram Stoker)

Senza equipaggi, a motori spenti e non armati.
A guardarli così, anche se alcuni sono davvero colossali, sembrano degli innocui ammassi di lamiera, ma molti di loro hanno ucciso, altri invece hanno salvato delle vite. In ogni caso, molte di queste vecchie glorie russe, hanno fatto la storia dell’aviazione militare e civile sovietica.
Mi trovo nel Museo Statale dell’Aviazione Oleg Antonov di Kiev, quel genere di posto da cui ci vorrebbe il cacciacopertone dei tir per staccarmi.

È vero, il progresso quando arriva asfalta e ricopre tutto, e spesso schiaccia tradizioni nate praticamente insieme all’uomo. E quando dico uomo intendo proprio l’uomo, il maschio.
Esatto… proprio quell’essere inferiore con la barba 😛

Umberto è la mia parte maschia.
Sì, il lato maschile del mio carattere ha un nome di battesimo storicamente altisonante, e che in antico germanico significa “giovane orso”, o meglio, “orsacchiotto”. Ma a lui non diciamoglielo.