La casa del falegname: nel covo di “Mostro” Geppetto

La casa abbandonata del falegname

Non dev’essere semplice lavorare il legno, materia assai grottesca in quanto viva, ma non di carne.

Del falegname ho sempre avuto un’immagine di afflitta umanità, forse colpa dell’espressione dolente e sottomessa di San Giuseppe, o dell’umile condizione di Geppetto nella favola di Pinocchio.
Infatti mi sono sempre chiesta quanti dei colpi d’ascia dati da un falegname siano realmente profittevoli, e quanti invece quelli vibrati per rivalsa contro una condizione misera e mortificante che inevitabilmente incattivisce.

Ma che Geppetto fosse un inerme vecchietto dedito alla sopportazione di una vita povera e sottomessa è cosa che solo la Disney poteva farci credere.
Intortarci con la metafora religiosa e con la natura mansueta del falegname di una improbabile Nazareth in salsa toscana, la trovo una bugia degna dello stesso legnoso eroe collodiano.
Perché se c’è qualcosa di ancora più misero della condizione di Geppetto, è la sua indecente ed egoistica volontà di autodeterminarsi, di raggiungere cioè l’innaturale felicità di diventare padre da solo.
È triste ma è così, Geppetto è un vecchietto che non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena, eppure la sua ossessione (che rasenta il patologico) è quella di diventare padre!

Laboratorio della casa del falegname

Mostro Geppetto è talmente preso dall’urlare ai compaesani “sono diventato babbo!” che con imperdonabile leggerezza manda la sua creatura per il mondo a subire amputazioni, rapimenti, a cadere vittima di sfruttamento e traffico di minori.
Pinocchio ficca il naso nel peccato e nella dissolutezza: fuma sigari, gioca d’azzardo, si trasforma in asino, viene venduto per lavorare in schiavitù. E quando finalmente riesce a tornare a casa scopre che il suo babbo è stato inghiottito vivo da un pescecane incazzoso.
Io direi che a una lettura meno superficiale e più analitica, la coscienza – possibilmente più grande di un insetto – sarebbe decisamente servita più a Geppetto che a Pinocchio.

È infatti Geppetto a oltrepassare i limiti. È Geppetto, non Pinocchio, il destinatario della morale della favola.
E la punizione dantesca per lui più grande è che il suo ciocco di legno la finitudine umana la raggiungerà eccome. La raggiungerà perfettamente! Pinocchio è una creatura indisciplinata, bugiarda, insofferente alle regole, che silenzia la propria coscienza. Una creatura priva di qualunque punto di riferimento. Un figlio con il cuore di carne e la testa di legno che Carlo Collodi sopprimerà con l’impiccagione.

Sì, Pinocchio nella prima stesura del 1881 alla fine schiatta:

“Impicchiamolo! Impicchiamolo – ripetè l’altro. Detto fatto, gli legarono le mani dietro le spalle, e passatogli un nodo scorsoio intorno alla gola, lo attaccarono penzoloni al ramo di una grossa quercia, detta la Quercia Grande. Intanto s’era levato un vento impetuoso di tramontana, che soffiando e mugghiando con rabbia, sbatacchiava in qua e in là il povero impiccato, facendolo dondolare violentemente come il battaglio di una campana che suona a festa.
E quel dondolio gli cagionava acutissimi spasimi, e il nodo scorsoio, stringendosi sempre di più alla gola, gli toglieva il respiro. A poco a poco gli occhi si appannarono, e sebbene sentisse avvicinarsi la morte pure sperava sempre che da un momento all’altro sarebbe capitata qualche anima pietosa a dargli aiuto. Ma quando, aspetta aspetta, vide che non compariva nessuno, allora gli tornò in mente il suo povero babbo… e balbettò quasi morendibondo: Oh, babbo mio! Se tu fossi qui!… E non ebbe fiato per dir altro.
Chiuse gli occhi, aprì la bocca, stirò le gambe e, dato un grande scrollone, rimase lì intirizzito.”

Ecco qui. Pinocchio non è affatto un racconto pedagogico e rassicurante, ma una favola cupa con protagonista un Geppetto dall’animo instabile, egoista, meschino e dalle velleità demiurgiche.

Pinocchio, la fantasia è solo una bugia

Le intenzioni di Collodi non erano certo quelle di consegnare alle future generazioni la figura di un Geppetto quale padre modello in grado di commuovere milioni di lettori. Insomma, crescendo ho corretto la visione distorta del dimesso e gracile “papà” causata della deviante egemonia Disney.
È triste e impattante, ma la fiabesca, tenera e finta paternità di Geppetto nasconde in realtà una violenta e patologica intenzione di spregio nei confronti della maternità.
Il falegname che non si sente diverso dalla donna percepisce nel legno che prende vita il medesimo stupore del grembo che si gonfia…

Mi sgomenta l’idea che siamo stati tutti vittime di questo malinteso colossale, ma d’altra parte lo trovo perfettamente degno della marcia società contemporanea, perché Geppetto è schiavo di quello stesso desiderio oggi considerato un diritto rivendicabile e irrinunciabile.

Eppure il monito è lì, così limpido e chiaro. Collodi ce lo mette nero su bianco già nel 1881: Pinocchio solo nelle mani del padre, fa una brutta, bruttissima fine. Ma le fiabe per bambini spesso sono più raccapriccianti di un racconto dell’orrore, questa è un’altra bruciante verità.

Nella casa del falegname meglio non ficcare il “naso”

Camera da letto nella casa del falegname

Ma sì dai, non tutti i falegnami sono dei disperati psicopatici presi dalla frenesia innaturale di diventare padri con un ciocco di legno.
No, neanche quelli che guardano corsi di anatomia in VHS e posseggono manichini fatti a pezzi sparsi per casa.

No, in questa casa del falegname viveva un pacifico e tranquillo artigiano che lavorava quotidianamente i suoi pezzi di legno.
Pezzi di legno che non piangono, non ridono e non dicono bugie.
Pezzi di legno inerti e privi di vita, esattamente come il Pinocchio smembrato che giace in cucina.

I racconti del 31 Ottobre Collection

orsanelcarro

Daniela, per gli amici Orsa. Per i nemici destrOrsa. Amo esplorare edifici abbandonati e omaggiare monumenti e memoriali di guerra.

Questo articolo ha 14 commenti.

  1. Non conoscevo la prima stesura della favola, che mi ha fatto tornare in mente le fiabe dei fratelli Grimm. Nella versione che conosciamo, i poveri orfani dopo mille disavventure ritornano a casa, amati e venerati dalla mamma e dal papà. Ma nell’originale, fanno quasi sempre una misera fine, praticamente da film horror: smembrati dalla strega, mangiati dall’orco, morti di fame e di freddo nel bosco. Anche quello che dici dell’inadeguatezza di Geppetto è presente in queste fiabe, dove i genitori sovente sono direttamente responsabili della fuga e della morte dei figli. Li “regalano” in cambio di qualche moneta d’oro, o li barattano come degli animali. Una fiaba dell’orrore, questa di Pinocchio, che anche questa volta mi ha fatto venire i brividi!

    1. orsanelcarro

      Sono molte le fiabe che nel corso dei secoli hanno subito rimaneggiamenti, quasi un’indoratura della pillola o una embrionale forma di politically correct. Cappuccetto Rosso ad esempio nella prima versione viene sbranata dal lupo, e pensa che le sorellastre di Cenerentola pur di riuscire a calzare la scarpetta si fanno amputare piedi e mutilare dita; queste e tante altre cose truci che menzioni anche tu e che abbiamo avuto il piacere di scoprire solo da grandi. Disney ha ben pensato di proteggerci dai traumi infantili, ma non ci ha preservati dai soldoni spesi in psicoterapia da adulti hahahahah 😀
      Grazie ancora Silvia! 🙂

      1. Sì, ricordo il particolare agghiacciante delle sorellastre di Cenerentola che si fanno amputare i piedi! Roba che a confronto Jigsaw è una storiella divertente

        1. orsanelcarro

          Ma veramente mamma mia! Per la serie “e vissero felici e sofferenti!” 😀

  2. Carlotta

    Incredibile come le versioni originali differiscano da quelle odierne. Complici le mutazioni sociali? In ogni caso adoro l’iniziativa del racconto del 31 ottobre!

    1. orsanelcarro

      Ciao Carlotta, benvenuta e grazie! Allora il prossimo ottobre sarai dei nostri con il tuo racconto 😉
      Incredibile sì! Nel caso di Pinocchio Collodi ricevette numerose lettere di protesta da parte dei piccoli lettori, così un paio di anni dopo diede alle stampe la versione attuale scusandosi e riportando in vita Pinocchio con una dichiarazione banale del tipo: “ci avevate creduto, Pinocchio è un burattino, non poteva morire”. E bravo Collodi che si è burlato dei lettori con entrambe le versioni 😛
      Grazie ancora!

  3. Mi presento a te con il capo cosparso di ceneri! Va bene che non ricevo le notifiche ma come dimenticare i tuoi racconti del 31 ottobre???
    Sapevo delle prime versioni delle favole dei Grimm ma non immaginavo minimamente ne esistesse una, per di più con triste finale, di Pinocchio.
    E chi l’aveva mai data una simile lettura di Geppetto? La rappresentazione cinematografica italiana e quella Disney ci ha letteralmente annebbiato la mente da non farcelo vedere per quello che era.
    Sempre bello leggerti. Particolarmente severa in questo racconto, ma giusta.
    Bentornata Daniela

    1. orsanelcarro

      Di Pinocchio è stato detto di tutto, anche che in realtà fosse un racconto iniziatico (considerati i trascorsi massonici di Collodi). E a proposito di Collodi, nelle versioni edulcorate cinematografiche e cartonistiche molte scene sono state adattate a un pubblico di minori perché Collodi in diversi punti ci va giù parecchio pesante a efferatezza e spietatezza! Roba che altro che Saw!
      È vero, avrei dovuto dirottare la mia mancanza d’indulgenza contro chi ci ha distorto il racconto trasformandolo in favola, non contro Gep… ci hanno gabbati come direbbe in toscano il vero papà di Pinocchio 😛
      Grazie per la lettura Simona, è difficile ma cerco di combattere la latitanza 😉

  4. Lilly

    Le favole di una volta erano molto cupe ma avevano sempre grandi insegnamenti da dare. La tua analisi è lodevole.
    Ma quanto è bello quel cassettone con specchio. Me lo sarei portato a casa subito. 😉

    1. orsanelcarro

      Ti ringrazio Lilly 🙂 È una presa di coscienza più che un’analisi 😉
      Vero, bello e molto particolare, ma andava bonificato… c’era una muffa strana in quella casa, aveva un aspetto molto “cattivo” roba mai vista prima. Andava bonificato e pure esorcizzato hahahah 😀
      Buon inizio settimana!

  5. Daniele

    Ma è enorme quel Pinocchio! Ci sono tutti i pezzi?
    Peccato per tutta quell’attrezzatura lasciata così incustodita e in balia degli elementi (anche umani).
    Non è la prima volta che un autore è costretto a far resuscitare il proprio personaggio. Successe anche con Sherlock Holmes, mi pare.

    1. orsanelcarro

      Un peccato sì! Non sono moderni, ma sono tutti macchinari che potrebbero funzionare ancora, anche se fermi da qualche anno. Ladri e delinquenti non se li sono portati via solo perché forse pesano più della casa stessa 😛 Mi si è gelato il sangue quando l’ho visto, è una cosa che decisamente non ti aspetti di trovare in una casa abbandonata 😀
      Infatti passano una ventina di anni tra la “resurrezione” di Pinocchio e quella di Sherlock. In entrambi i casi gli autori sono stati vittime di numerose e vibranti proteste da parte dei lettori. È una cosa che non mi è mai piaciuta la pressione e l’intromissione dei lettori nella fantasia dell’autore. Cosa ne pensi in merito?
      Grazie per la lettura 🙂

  6. Daniele

    Neanche a me piace quella intromissione. I lettori dovrebbero essere più maturi. Magari su Pinocchio si può soprassedere, se sono stati i bambini a richiederlo.

    1. orsanelcarro

      Mh… non lo so, considerando gli psicopatici che ci sono in giro (anche tra i bambini), il rischio di scatenare “l’effetto Misery” è alto 😛

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