Viaggiare è meraviglioso. E a giudicare da questa categoria, è anche un modo sorprendentemente efficiente per perdere la dignità in più lingue contemporaneamente.
Qui raccolgo racconti di figuracce internazionali, tragicommedie, sventure, equivoci linguistici e altre piccole catastrofi che non compaiono nelle brochure degli enti del turismo.
Non è una raccolta di barzellette: è travel writing autoironico. L’idea di fondo è che il viaggio, oltre a mostrarci il mondo, abbia un talento speciale nel ricordarci che restiamo esseri umani vulnerabili, goffi e facilmente umiliabili da una porta automatica, una lastra di ghiaccio o un trasportino pieno di ricetrasmittenti chiamate “gattini”.
Se avete mai salutato lo sconosciuto sbagliato, inseguito una valigia in fuga, sbagliato gate o avuto una conversazione surreale con una macchina che non voleva leggervi il passaporto, siete nel posto giusto.
Benvenuti in “viaggiare con una risata”: dove le disavventure diventano storie e le figuracce, col tempo, diventano materiale da raccontare e ricordare con affetto. E possibilmente da commentare, così posso scoprire che non sono l’unica a collezionarle.

Il vero viaggiatore

Basilicata on the road

Non c’è stato un momento preciso del passato in cui sia scattata in me la consapevolezza di essere un vero viaggiatore, no.
Perché scatta ogni santa volta che si mette in moto la macchina da viaggio che c’è in me, così ogni volta che mi capita di sfidare le convenzioni pur di indossare uno zaino e partire.

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