Tra il gate e l’aereo: manuale di sopravvivenza alla navetta dell’aeroporto

Ci sono luoghi che esistono soltanto perché qualcosa è andato storto.
La navetta dell’aeroporto è tra questi.
Viaggiare è meraviglioso. E a giudicare da questa categoria, è anche un modo sorprendentemente efficiente per perdere la dignità in più lingue contemporaneamente.
Qui raccolgo racconti di figuracce internazionali, tragicommedie, sventure, equivoci linguistici e altre piccole catastrofi che non compaiono nelle brochure degli enti del turismo.
Non è una raccolta di barzellette: è travel writing autoironico. L’idea di fondo è che il viaggio, oltre a mostrarci il mondo, abbia un talento speciale nel ricordarci che restiamo esseri umani vulnerabili, goffi e facilmente umiliabili da una porta automatica, una lastra di ghiaccio o un trasportino pieno di ricetrasmittenti chiamate “gattini”.
Se avete mai salutato lo sconosciuto sbagliato, inseguito una valigia in fuga, sbagliato gate o avuto una conversazione surreale con una macchina che non voleva leggervi il passaporto, siete nel posto giusto.
Benvenuti in “viaggiare con una risata”: dove le disavventure diventano storie e le figuracce, col tempo, diventano materiale da raccontare e ricordare con affetto. E possibilmente da commentare, così posso scoprire che non sono l’unica a collezionarle.

Ci sono luoghi che esistono soltanto perché qualcosa è andato storto.
La navetta dell’aeroporto è tra questi.

C’è una convinzione piuttosto diffusa tra i viaggiatori: l’idea che accumulando esperienza si impari progressivamente a muoversi nel mondo con eleganza.
Dopo il primo volo diventi più sicuro. Dopo il decimo più organizzato. Dopo il cinquantesimo quasi professionale.
Dopo il centesimo, in teoria, dovresti diventare un essere superiore capace di attraversare aeroporti e frontiere con la risolutezza di un agente segreto.
Naturalmente non funziona così.
Perché le figure di merda in viaggio rispondono a quel principio universale secondo cui, appena si esce di casa, la dignità diventa un bene altamente deperibile. (altro…)

C’è un momento preciso nella vita di un viaggiatore adulto, in cui esso prende coscienza di non essere davvero al vertice della catena evolutiva.
Succede prima dei controlli di sicurezza, davanti a un varco automatico aeroportuale.
Perché non importa quanto un viaggiatore sia istruito, atletico o smart. Il tornello dell’aeroporto percepisce immediatamente la sua debolezza interiore e decide, con lucida e infame cattiveria, di esporlo al pubblico ludibrio.
Perché il tornello non è una macchina. È un generatore di disprezzo.

Mai unanime, mai perfettamente a tempo. Ci infastidisce, ci fa sorridere e ci contagia. Ma mai, davvero, ci lascia indifferenti.
L’applauso all’atterraggio: analisi di una passeggera misantropa con bagaglio a mano e sarcasmo da stiva.
(altro…)

Ci sono momenti nella vita in cui siamo chiamati a fare scelte importanti. Cambiare lavoro. Tagliare la frangetta. Prenotare un hotel.
E anche se la terza può sembrare la più innocente, vi assicuro che è la più subdola. (altro…)

Noio volevam savuar l’indiriss: per andare dove dobbiamo andare, dove dobbiamo andare?
Quanti anni sono passati dalla leggendaria scena in cui Totò divenne il simbolo della barriera linguistica che caratterizza molti italiani in viaggio? Ve lo dico io, quasi 70!
Eppure, ancora oggi, noi italiani all’estero ci facciamo riconoscere per comportamenti sopra le righe e per l’innata capacità di parlare le lingue straniere maccheronicamente.

È una promozione eterna e che non prevede distinzioni di tratta, durata o stagione: con l’acquisto di ogni biglietto ferroviario, in omaggio ci sarà sempre un passeggero molesto, sgradevole e fastidioso.

Per me? Grazie, non dovevi!
Figurati, è solo un pensiero.
Appunto… non poteva rimanere solo un pensiero?
I souvenir di viaggio sono brutti. Ecco l’ho detto.
Acquistare un ricordino in grado di appagare il destinatario è un’arte, un talento.
O ce l’hai o non ce l’hai.
Non esistono purtroppo corsi o tutorial, il rischio di sbagliare è certo come la dubbia utilità dell’oggetto in questione.
E se a questo aggiungiamo le atrocità spesso vendute nei negozietti o sulle bancarelle, ecco che il souvenir può trasformarsi in un micidiale pretesto per spezzare amicizie, parentele, matrimoni.

Pare che gli studiosi abbiano individuato con precisione astronomica il giorno in cui Dante si ritrovò a tu per tu con la famosa selva oscura. Era il 25 marzo del XIV secolo.
L’anniversario del viaggio ultraterreno a/r della Divina Commedia è proprio oggi, Dantedì, giornata che celebra il Sommo Poeta e il suo viaggio metaforico della vita.
Ma se Dante è sceso negli Inferi senza pernottarci neanche una notte, ben altri viaggiatori invece hanno dormito nel Tartaro (gioco di parole pessimo), pernottando nei peggiori hotel da incubo.
Perché cosa sono i gironi infernali se confrontati ai funghi spuntati tra le mattonelle del bagno, o alla biancheria intima dimenticata sotto le lenzuola dagli ospiti precedenti?
Quali peccati deve aver commesso un viaggiatore per scontare un simile contrappasso dantesco? (altro…)

Google Trends, Search Console, cura di sintassi, grammatica, semaforini verdi SEO… insomma, ammazzarsi con mille accorgimenti per poi scoprire che il traffico verso il blog è diretto da un improbabile vigile alla Mandrake.