
È meglio che io lo dica subito: per quanto mi riguarda, le pietre non hanno colpe. E non devono chiedere scusa a nessuno.
Norimberga conserva ancora una forte connotazione nazista. Non ne scrivo per esaltarla, ma neanche per demonizzarla. È vero, le pietre di Norimberga raccontano una tragica stagione politica, ma lo fanno con il linguaggio dell’ingegno progettuale, delle sfide tecniche, di una visione urbanistica che se pur al servizio di un regime, aveva radici culturali ben più complesse.
Norimberga e le sue cicatrici di pietra
Ho apprezzato in Norimberga la sua doppia anima: ora medievale ora modernissima, ora festosa ora drammatica. Tra mura antiche e scorci incantevoli, sorgono ancora – sovente in incognito – le imponenti vestigia architettoniche del Terzo Reich.
C’è chi distoglie lo sguardo, chi le vorrebbe radere al suolo, chi addirittura ignora la presenza di numerose rovine naziste in città.
Perché così tante?
Perché Norimberga fu la città del Reichsparteitage: tra il 1933 e il 1938 vi si tennero per ordine di Hitler sei immensi raduni del Partito Nazista. Pertanto la sua architettura fu destinata a diventare teatro della manipolazione. Altro che semplice mix di malta e mattoni, ma idee in pietra, visioni politiche modellate nel cemento, un’estetica che non cercava l’armonia, ma la supremazia.
L’itinerario parallelo tra le rovine del Nazismo
Oltre al classico itinerario turistico, Norimberga mi ha offerto la possibilità di sfiorare con le mani le cicatrici di un trauma storico. Chi mi conosce sa bene che non sono indifferente alla strana bellezza emanata dalle rovine.
E chi mi conosce ancora meglio, sa che ho un debole per la storia e per la stagione politica di quegli anni.
Visitare Norimberga seguendo una sorta di itinerario di urbex tra le monumentali vestigia del Terzo Reich, è stato un po’ come far convergere due binari: immergermi in una polvere che sa di caduta, ma anche di potere.
Molte di queste imponenti strutture furono distrutte dalla guerra, altre deliberatamente smantellate nel tentativo di cancellarne la memoria, altre ancora hanno subito l’opera di decostruzione del tempo, implacabile demolitore.
Oggi quella storia coesiste ancora con una città che nel frattempo ha continuato semplicemente a vivere. Abitanti e turisti passano da un museo a un pub, da una traccia della storia alle strade della città, tra negozi, locali e vita quotidiana. Le rovine restano al loro posto, ma intorno scorre la vita di tutti i giorni: una birra, il calcio, la Bundesliga.
Le rovine del Terzo Reich e i siti nazisti di Norimberga
- Il Kongresshalle
- La Grosse Strasse
- Lo Zeppelinfield
- Piazze, ponti, edifici: Norimberga la città di Hitler
- A caccia di aquile (non riportate in mappa, onde evitare un turismo deviato)
Il Kongresshalle
Siamo nel Nazi Party Rally Ground, l’immensa area dei raduni del Partito. Il Palazzo dei Congressi – Die Kongresshalle -, è il più grande edificio nazionalsocialista conservato e tutelato quale monumento storico.
Clinker, pannelli di granito, una capacità di 50 mila spettatori e uno stile che richiama sfacciatamente il nostro Colosseo.
L’edificio non fu mai terminato a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, ma dal 2001 l’ala nord ospita il Dokumentationszentrum Reichsparteitagsgelände (Centro di Documentazione dell’Area dei Raduni del Partito Nazista), con la mostra permanente Faszination und Gewalt, Fascinazione e Violenza.
La Grosse Strasse
Lunga 2 chilometri e larga 60 metri, la Grosse Strasse era la strada delle parate della Wehrmacht, nonché l’asse centrale del piazzale dei raduni.
La Grande Strada collegava il Kongresshalle al Märzfeld, il “Campo di Marte” dove si svolgevano giochi militari e si arringavano i soldati per esaltarne lo spirito combattivo.
Realizzata in granito nero e grigio, anch’essa non fu mai utilizzata a causa del conflitto. Oggi questo spazio immenso viene spesso riempito con il frastuono di luna park, festival ed eventi musicali. Ma è una musica che stona, con un effetto totalmente estraniante.
Lo Zeppelinfeld e la Zeppelintribüne
Liberamente ispirato all’Altare di Pergamo, la Zeppelintribüne deve il nome all’atterraggio del dirigibile di Ferdinand Graf von Zeppelin avvenuto in questo campo nell’agosto del 1909.
L’architetto di Hitler Albert Speer, qui si è espresso in un’opera davvero superba, grandiosa. Oggi è difficile immaginarne la magnificenza, spogliato com’è dai marmi, dalle colonne e dagli enormi simboli nazisti come l’aquila o la svastica sotto la quale il Führer pronunciava i suoi discorsi.
La vera forza dello Zeppelinfeld non stava soltanto nella pietra. Durante i grandi raduni notturni, Speer trasformava lo spazio in una gigantesca scenografia attraverso la Lichtdom, la Cattedrale di luce: 150 potenti riflettori antiaerei venivano disposti intorno al perimetro del campo e puntati verso il cielo, creando un’immensa e impressionante parete luminosa.

Oggi, dopo anni di abbandono, la tribuna è gravemente ammalorata e interdetta ai visitatori, mentre gli spazi antistanti (riciclo creativo) fanno parte del circuito automobilistico di Norisring.

Piazze, edifici e ponti: Norimberga la città di Hitler
Oltre ai raduni di massa del Partito Nazista nella parte sud-orientale della città, il governo era solito organizzare sfilate e manifestazioni nel cuore storico di Norimberga. Questa città fu talmente cara a Hitler da essere eletta a culla della storia tedesca. Pensate, non Berlino, ma questa antica città francone, crocevia economico e simbolico del Sacro Romano Impero.
Insomma, Norimberga quale manifesto in cemento armato del Nazismo.
Ironia della sorte, quando gli orrori del conflitto finalmente cessarono, Norimberga assunse un ruolo storico ancora più simbolico ospitando il processo ai gerarchi nazisti.
Il Rathaus, il Municipio di Norimberga

Era il 30 agosto del 1933 quando Adolf Hitler tenne il suo primo discorso pubblico in qualità di Cancelliere tedesco. Fu il primo di diversi discorsi tenuti proprio qui, nel Municipio di Norimberga, dal quale Hitler inaugurò formalmente tutti i successivi raduni annuali del Partito.
Il Municipio fu danneggiato pesantemente durante i bombardamenti alleati nella primavera del 1945.
I lavori di restauro terminarono negli anni ’80, ma molti elementi del suo aspetto storico furono perduti tra polvere e incendi.
Hauptmarkt, la piazza del mercato di Norimberga (ex Adolf Hitler Platz)
Nonostante certa retorica attribuisca a Hitler gli abomini commessi contro gli ebrei, già nel 1349 Carlo IV – per inciso Imperatore del Sacro Romano Impero – diede ordine di smantellare un quartiere ebraico nel centro di Norimberga. Qualcosa come 1500 ebrei, di cui oltre 500 catturati e arsi vivi, furono massacrati per far posto alla nuova piazza di 5000 metri quadrati.
Oggi l’Hauptmarkt, piazza del mercato di Norimberga, è sede di mercatini festanti e visitata da milioni di turisti ignari che i pogrom non erano appannaggio soltanto di ometti con baffo a francobollo e paresi al braccio.
Durante gli anni del Terzo Reich, l’Hauptmarkt di Norimberga divenne il capolinea di parate e raduni, inclusi i cortei in cui sfilava lo stesso Hitler, tanto che il 25 marzo 1933 la piazza fu ufficialmente battezzata Adolf Hitler Platz.
Il ponte Fleischbrücke
Come testimoniato dalle numerose foto d’archivio degli anni del Terzo Reich, il Fleischbrücke è un altro monumento storico caro alle parate militari. Con i suoi 15 metri di lunghezza e 27 di larghezza, il Fleischbrücke venne costruito con la stessa tecnica del Ponte di Rialto di Venezia, con la quale Norimberga condivise stretti legami commerciali.
Il ponte è sopravvissuto ai raid alleati che distrussero gran parte di Norimberga, pertanto attualmente lo si attraversa calpestando esattamente le stesse pietre del 1599.
Peccato che oggi il bel ponte possa fregiarsi della presenza del caffè Starbucks… la Storia ha un cinismo spietato.
Siti nazisti a Norimberga: il Führer Balkon dell’hotel Deutscher Hof
Per anni eletto a residenza di Adolf Hitler durante le sue visite a Norimberga, l’edificio dell’hotel Deutscher Hof esiste ancora e presenta un aspetto pressoché identico a quello del 1934. Situato strategicamente a pochi isolati dalla stazione ferroviaria e accanto al teatro dell’opera, Hitler vi trascorse molto tempo – precisamente nella stanza 105 del secondo piano.
L’edificio si chiama ancora Deutscher Hof, ma non è più un hotel: ora ospita lussuosi uffici e appartamenti residenziali. Il Führer Balkon è stato demolito, ma un occhio che ama la storia è in grado di riconoscerlo all’istante.
Hauptbahnhof, la stazione ferroviaria centrale di Norimberga
L’Hauptbahnhof fungeva da mezzo di accoglienza per le migliaia di cittadini teutonici accorsi da tutta la Germania durante i Congressi del Partito. Le foto d’epoca ci mostrano come anche la stazione ferroviaria di Norimberga facesse spesso da sfondo per le parate delle guardie d’onore della 1ª Divisione Panzer SS Leibstandarte SS.
Ancora una volta luoghi oggi tanto ordinari, vengono a trovarsi al centro di una storia tanto ingombrante.
A caccia di aquile imperiali

Il Reichsadler, l’aquila imperiale tedesca, evoca ingiustamente il simbolo alato del Nazismo. Eppure l’aquila, come simbolo di potere, esiste nel regno germanico da secoli.
Il Reichsadler fece la sua prima apparizione araldica sullo stendardo del Sacro Romano Impero sotto Carlo Magno. Da quel momento in poi i suoi vari successori, così come le città imperiali, attribuirono le loro bandiere al Reichsadler.
Il regime se ne appropriò aggiungendo la svastica e trasformandola in uno degli elementi più riconoscibili dell’iconografia nazionalsocialista.
Tuttavia dopo la caduta del regime la Germania non cancellò l’aquila dalla propria storia.
La Repubblica Federale la riprese come simbolo dello Stato, recuperando la tradizione precedente al Nazismo. Nacque così il Bundesadler, l’aquila federale che ancora oggi compare sulle bandiere, sugli edifici e nelle istituzioni tedesche.
La differenza fondamentale sta nella svastica, ormai rimossa e abrasa dagli artigli dell’aquila teutonica.
Siti nazisti a Norimberga: rimuovere o conservare?
Io sono per conservare. E anche per tutelare.
Perché quei ruderi ci ricordano che la civiltà non è mai una garanzia, ma un lavoro quotidiano. Che il male, prima di urlare, architetta. E che le idee si fanno cemento.
Si può scegliere di ignorarle, queste pietre. Ma attenzione: non saranno loro a vergognarsi. Saremo noi.
E se a qualcuno l’argomento Nazismo dà fastidio… beh, allora è un segno che si trova nel posto giusto.
Special thanks to Nürnberg Tourismus
Fonti foto d’epoca:
hitler-archive.com
nuernbergreichsparteitagsgelaende.de
Capisco l’esigenza di rimuovere come tentativo di “cancellare la vergogna” per quello che è stato, ma sono convinta che invece sia necessario conservare, e possibilmente senza lasciar andare in rovina palazzi, ponti, strade e un posto come lo Zeppelinfeld. Proprio per ricordare, e per fare in modo che certe idee e certi progetti non vengano più messi in pratica.
Proprio in questi mesi nella mia città c’è una polemica su un edificio costruito nel Ventennio e che da sempre ospita una scuola superiore: si tratta di un edificio davvero molto “bello” dal punto di vista dell’architettura del periodo, ma a quanto pare non importa a molti e l’idea è quella di raderlo al suolo, visto che la scuola verrà spostata dalla prossima settimana in una sede più moderna e funzionale. Sono andata fuori tema, ma il tuo articolo mi ha fatto venire in mente questa situazione!
Non sei affatto andata fuori tema, anzi: secondo me hai centrato proprio il punto. Conservare certi edifici non significa celebrare ciò che rappresentano, ma impedire che la storia venga cancellata solo perché scomoda. Infatti sarebbe un enorme peccato se a monte dell’abbattimento dell’edificio scolastico ci fosse soltanto una mera questione ideologica (di questi tempi attualissima).
Non ci vuole poi molto per accompagnare un edificio “scomodo” a una corretta contestualizzazione, no? Sarebbe proprio questo il modo più intelligente di fare i conti con il passato, non cancellare le tracce, ma imparare a leggerle.
La situazione che racconti della tua città è molto interessante e, purtroppo, non così lontana dal problema dello Zeppelinfeld. Si può benissimo condannare ciò che rappresentava e contemporaneamente riconoscerne il valore architettonico. Grazie per questo spunto di riflessione 🙂
Sono anche io per conservare, sono sempre opere storiche e vanno mantenute e preservate. Come sai, anche da noi qualcuno vorrebbe distruggere i monumenti del Ventennio – anche un quotidiano statunitense si meravigliò del fatto che in Italia esistono ancora certi monumenti e opere architettoniche.
Bella città, comunque, e bellissime architetture. Peccato per la distruzione del balcone.
Esatto, l’episodio del quotidiano americano lo raccontai proprio in un vecchio articolo. I ‘mericani devono aver pensato: vi abbiamo liberati e siete ancora “infasciati”? La cancel culture che imperversa oggi è stata la naturale evoluzione di quel pensiero deviato. Peccato però che quelli che si professano democratici e inneggiano alla costituzione, ignorino monumenti e lasciti di tiranni ancora più truci e infami di Duce&Führer: i faraoni per esempio. Che facciamo, abbattiamo le piramidi? Il balcone: a me dispiace anche per le aquile… ma è il mio spirito animalista a parlare 😉