Escursioni sull’Etna: passioni, suocere e l’arte dello stallo alla messicana

 

Escursioni Etna Crateri Silvestri

L’Etna non esplode (quasi mai) all’improvviso. Borbotta, avvisa, si fa sentire. Non è il leopardiano Sterminator Vesevo che cancella tutto a tradimento: qui si gioca un duello più sottile.
Uno stallo alla messicana.
Un equilibrio instabile in cui nessuno fa la prima mossa, ma tutti sanno che potrebbe finire male.
Il suo fuoco è duplice, come certe passioni mal gestite: ti scalda abbastanza da farti restare, ma non abbastanza da farti stare tranquillo.
E intanto resti lì, a valutare quanto puoi avvicinarti senza pagarla cara.

escursioni Etna

È un rapporto strano quello che i siciliani hanno con l’Etna: complicato, come tutti i rapporti seri. Affetto, rispetto, diffidenza nei confronti di una creatura che è ferma lì da millenni, ma che si muove in continuazione, modificando il territorio e condizionando la vita di chi risiede anche a centinaia di km di distanza. Cenere, fumo e detriti bloccano il traffico aereo e influenzano una quotidianità che si piega al suo umore.
Non è paesaggio, è carattere.
E con certi caratteri non si discute, si negozia. O si resta fermi.
Proprio come in uno stallo alla messicana.

Visitare l’Etna senza fare gli sceriffi

Escursioni sull'Etna

Eppure si può salire sul vulcano attivo più alto d’Europa senza trasformarsi in protagonista di un film (spaghetti) western.
I Crateri Silvestri sono l’opzione più soft. Ma resta chiaro: non atteggiarti a fare il pistolero quando sei soltanto il gringo arrivato in groppa a un ronzino.

La gamma di duelli – escursioni sull’Etna è numerosa, con opzioni differenziate per impegno e difficoltà.

  • Rifugio Sapienza (1900 m): il saloon. L’ultimo posto dove puoi ancora giocare al cowboy senza conseguenze. Entri, osservi, bevi qualcosa e fingi sicurezza.
  • Crateri Silvestri: la strada vuota, mezzogiorno alto. Nessuno si muove, ma tutti sono pronti. È proprio qui che inizi a sentire quel silenzio strano, quello che nei film arriva un attimo prima del colpo. Insomma, perfetti se vuoi dire “sono stato sull’Etna” senza mentire troppo.
  • Funivia + jeep (fino a 2900 m): la prateria. Il vento alza la cenere come polvere, ti entra in bocca, negli occhi. Non è più un set cinematografico, è territorio. E tu sei lo straniero.
  • Cima: il duello. Niente musica, niente rallenty. Solo distanza, respiro corto e la sensazione precisa di aver sopravvalutato il tuo ruolo nel film. Solo con guida.

La scelta dell’arma: arrivare sull’Etna con l’auto

Se arrivi in Sicilia da Messina, sei già dentro il film: lo Stretto, Scilla e Cariddi che si osservano da sempre come due pistole puntate senza mai sparare, e poi giù verso Catania lungo la polverosa A18.
È il classico viaggio di frontiera: l’Etna ti accompagnerà sullo sfondo a distanza, finché non decide che è il momento di farsi vedere davvero. E qui entra la logistica, perché nello stallo alla messicana, scegliere – male – la posizione, è tutto.

Per arrivare sull’Etna non prendere la diligenza, ma un moderno cavallo, il noleggio auto. Piattaforme come DiscoverCars fanno una cosa banalmente intelligente, ti evitano il pellegrinaggio tra mille siti diversi e mettono a confronto offerte di grandi compagnie e noleggi locali in un’unica schermata.

Il vantaggio non è solo il prezzo (che nel selvaggio West non guasta), ma la possibilità di capire davvero cosa stai prenotando: condizioni, coperture, franchigie. Dettagli che di solito scopri quando sei già al banco, stanco, con la valigia in mano e una certa propensione ad accettare qualsiasi cosa pur di uscire da lì.
E proprio per questo funziona, perché ti mette nella posizione rara di scegliere con lucidità, invece che per sfinimento. Che in viaggio, è già un mezzo miracolo!

Escursioni sull’Etna: curiosità e istruzioni per non finire nel duello sbagliato

crateri silvestri etna

  • Vestiti a strati: anche ad agosto, lassù non è estate.
  • Scarpe serie: niente tacchi, la sabbia lavica e non è una passerella. Meglio gli speroni.
  • Meteo: se cambia repentinamente, scendi! In caso scoppiasse un temporale, il terreno ricco di ferro attirerebbe molti fulmini. E tu non vuoi testare il karma, vero?
  • Quota e salute: se hai problemi cardiaci o di pressione, evita coscientemente.
  • Cavalcare verso il tramonto: nelle eruzioni notturne il rosso lava diventa filtro Instagram. Vale la pena, ma con guida. Sempre.
  • Coccinelle everywhere: un dettaglio gentile e delicato tra un’eruzione e l’altra. Fermati ad osservarle, sono davvero ovunque disseminate tra le rocce dei crateri.
  • Suocere: fermati anche a fotografare i numerosi cespugli longevi e pieni di aculei (non potevano che chiamarsi Cuscini della Suocera). Non attaccano, ma non arretrano. Neanche la lava sembra aver voglia di duellare con loro…

Epilogo: la legge della frontiera

L’Etna non chiude mai davvero il suo duello. Lo sospende, lo allunga, lo lascia scorrere all’infinito nei titoli di coda.
È qui che lo stallo alla messicana smette di essere metafora e diventa paesaggio: nessuno si muove davvero verso il grilletto, ma nessuno è al sicuro.
E i siciliani lo sanno bene.
In questa frontiera instabile e selvaggia si inserisce anche l’altra sua natura, quella più difficile da nominare, la natura di dominatrice che fa sua la legge del desiderio e del pericolo, dove attrazione e minaccia finiscono per confondersi.
Il dualismo si chiude qui: amore e fuoco finiscono per piegarsi alla stessa logica, ti avvicini perché scalda, resti perché incanta, e ti accorgi troppo tardi che restando perdi margine.
Non c’è un attimo preciso in cui si passa dall’uno all’altro, solo una soglia che si sposta mentre credi di osservarla.
Forse è per questo che con A’ Muntagna non serve a niente la distanza di sicurezza.
Ti ingloba nella sua grammatica lenta, fatta di attese e ripensamenti, dove il vero rischio non è il colpo improvviso e letale quanto la dolce, intima e seduttiva assuefazione a restare dentro la linea del fuoco.

orsanelcarro

Daniela, per gli amici Orsa. Per i nemici destrOrsa. Amo esplorare edifici abbandonati e omaggiare monumenti e memoriali di guerra.

Questo articolo ha 4 commenti

  1. Fausto

    L’Etna raccontata così mi mancava! Altro che semplice escursione: qui si cammina tra crateri, passioni, suocere immaginarie e uno stallo alla messicana che manco Tarantino avrebbe ideato.
    Mi piace questo modo di parlare del vulcano come di un personaggio vivo, che borbotta, avvisa e si fa desiderare… proprio come certi parenti a pranzo
    Articolo divertente, intelligente e con quella giusta dose di autoironia che rende la montagna di fuoco ancora più affascinante. Un caro saluto Dany

    1. orsanelcarro

      Hahahha grazie Fausto, forse ho visto troppi spaghetti western! Tu sì che hai capito la metafora fino in fondo eh 😉 Dici bene, è un rapporto tutto speciale quello che i siciliani impostano con il loro territorio fatto di creature vive, meritevoli anche di soprannomi: a’ Muntagna nel caso dell’Etna oppure “Iddu” come viene simpaticamente chiamato Stromboli.
      È stata una lunga assenza, piano piano vi vengo a trovare tutti e recupero le storie che ho mancato in questi mesi. Grazie come sempre!

  2. Vivere con una specie di bomba a orologeria vicina a casa secondo me influisce anche sul carattere della gente. O forse ci si abitua e non si pensa più al fatto che all’improvviso un’eruzione potrebbe spazzare via tutto? Sta di fatto è una presenza ingombrante, ma allo stesso tempo molto affascinante. Qualche anno fa dovevo andare in Sicilia e avevamo in mente l’escursione ma quella facile, poi però il Covid ha spazzato via tutti i nostri piani.
    Cuscini della suocera: chi ha inventato questo nome è un genio! O probabilmente ha una suocera ingombrante e spigolosa

    1. orsanelcarro

      Esatto, anch’io penso che un vulcano come vicino di casa sia una presenza che educhi, forse più di quanto spaventi. Alla fine impari quasi a leggerne i segnali di avvertimento, proprio come si leggono le espressioni facciali di un familiare. Mi dispiace per il viaggio saltato, dai che il tuo incontro con a’ Muntagna (e con il cibo siciliano) è solo un incontro rimandato!
      È un nome è talmente riuscito che sospetto anch’io una vendetta botanica, un piccolo capolavoro di ironia popolare hahahah 😉
      Grazie Silvia 🙂

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