All’ombra del grande noce: le streghe di Benevento

streghe di benevento

Ci sono città che vengono ricordate per una cattedrale, una battaglia o per una specialità gastronomica.
E poi c’è Benevento, che a un certo punto della sua storia, è riuscita a farsi associare a creature dai poteri oscuri.
Poteri acquisiti con un aperipatto – con annessa fornicazione – col diavolo.
La cosa sorprendente è che ha funzionato! Oggi se si nomina Benevento, in pochi penseranno all’Arco di Traiano o alle vestigia longobarde.

Saranno invece moltissimi che volgeranno il pensiero a donne volanti a cavallo di una scopa per radunarsi sotto un albero di noce.
Quella delle streghe di Benevento è una fama che dura da secoli, e che tutto sommato non è “il male” per questa bella città dell’entroterra campano. Una città che già nel nome ha scelto di addomesticare il proprio destino: nel 268 a.C da Maleventum cioè cattivo presagio, fu ribattezzata dai romani Beneventum.

arco di Traiano Benevento

Ma come ci è finita Benevento nel calderone bollente delle streghe?

Il copione è un po’ uguale per tutti i luoghi associati alle streghe. Ora, immaginiamo la scena: siete un abitante sannita dell’Alto Medioevo, non avete l’illuminazione pubblica, non avete internet.
Probabilmente non avete nemmeno una spiegazione soddisfacente per l’epidemia di peste (a dire il vero anche noi nel modernissimo 2020 non abbiamo mai capito l’epidemia di Covid).
Una notte sentite raccontare che alcune donne si radunano nei boschi per compiere riti sanguinosi attorno a un albero gigantesco.
Quanto tempo può passare prima che qualcuno pronunci la parola “streghe”? Pochissimo.

Va detto, erano secoli in cui la linea che separava la ragione dalla superstizione era quasi inesistente.
Storicamente le radici della leggenda affondano probabilmente nel periodo longobardo, quando Benevento era la capitale di uno dei più importanti ducati del Sud Italia. Nonostante le conversioni ufficiali al cristianesimo, alcune tradizioni pagane legate alla dea Iside continuarono a sopravvivere.
Nei racconti tramandati si parla di rituali celebrati attorno a un albero sacro, un grande noce situato sulle rive del fiume Sabato – da cui sabba -, dove si svolgevano cerimonie che agli occhi dei cristiani apparivano inquietanti e incomprensibili.

Con il trascorrere dei secoli, il noce di Benevento smise di essere soltanto un comune albero di un tranquillo boschetto meridionale. Divenne il centro di una delle leggende più famose d’Europa. Donne provenienti da ogni regione si radunavano lì durante la notte per partecipare ai sabba, feste demoniache condite da magia nera e incontri promiscui con il Diavolo.

Secondo la tradizione, prima di partire le streghe si cospargevano il corpo con un unguento magico e pronunciavano una formula destinata a portarle al noce di Benevento.

Unguento unguento
mandame alla noce di Benevento
supra acqua et supra vento
et supra ad omne maltempo

E noi che acquistiamo ancora biglietti aerei…

Tecnologie sofisticate medievali contro le streghe

Le streghe di Benevento non avevano certo l’aspetto delle streghe delle illustrazioni moderne, cappello a punta, viso deturpato e altre amenità. Quelle sarebbero arrivate molto tempo dopo nei film e nelle serie horror. Queste streghe erano infinitamente più inquietanti perché avevano il volto di persone normali.
Potevano essere la vicina di casa, una conoscente, una donna incontrata al mercato. Una suocera.
Di giorno donne comuni, di notte viaggiatrici dell’invisibile. Le streghe di Benevento erano ovunque e da nessuna parte.

Nel dialetto locale beneventano erano chiamate Janare, nome che a seconda delle interpretazioni deriverebbe da Diana, l’antica dea della caccia e della luna, o dalla parola latina ianua (trad. porta), perché si riteneva che queste creature fossero in grado di entrare nelle case passando sotto gli stipiti per insidiarne gli abitanti.

Naturalmente esistevano anche rimedi molto efficaci per difendersi. Come spesso accade nelle tradizioni popolari, il confine tra il terrificante e il surreale era estremamente sottile.
Si diceva che bastasse lasciare davanti alla porta un sacchetto di sale: la Janara sarebbe stata costretta a contare tutti i granelli – uno – per – uno, rimanendo impegnata fino all’alba.

Personalmente trovo affascinante il fatto che uno dei più antichi sistemi di sicurezza domestica della storia fosse basato sull’ipotesi che le streghe soffrissero di una forma particolarmente aggressiva di perfezionismo.
È una narrazione che oggi appare quasi teatrale.
Ma per chi viveva nel Medioevo era tremendamente reale. E anche le conseguenze realissime.
Dietro il folklore sulle streghe si nasconde infatti una storia meno divertente.

Come in molte regioni d’Europa, le accuse di stregoneria finirono per colpire migliaia di donne. Guaritrici, levatrici, erboriste o semplicemente persone considerate scomode, potevano diventare bersaglio della paura collettiva. La leggenda delle Janare, col passare del tempo, si intrecciò con le persecuzioni e con la lunga stagione della caccia alle streghe.

Fu un periodo terribile durante il quale sulle donne si proiettarono tutte le paure collettive immaginabili. Quando una malattia colpiva il bestiame o un raccolto andava perduto. Quando un bambino moriva o qualcosa accadeva senza una spiegazione immediata.
Le streghe erano una risposta pronta all’uso, come le FAQ dell’irrazionale. Bastava additare qualcuna.

Nei registri inquisitoriali del Regno di Napoli sono innumerevoli le donne accusate di pratiche malvagie provenienti dall’area beneventana.
I loro nomi emergono dagli archivi come voci soffocate che riescono ancora a farsi sentire attraverso i secoli.
Donne interrogate, incarcerate e costrette a raccontare ciò che gli inquisitori volevano ascoltare. Nelle confessioni estorte sotto tortura si citano unguenti preparati con erbe, voli notturni, trasformazioni e riunioni sabbatiche. Il classico repertorio, insomma.

Orsa Jones e il noce maledetto

Benevento vicolo del noce

Visitare Benevento mi è piaciuto molto, ma dopo aver trascorso l’intera giornata immersa tra Janare, sabba e racconti di stregoneria, la mia capacità di interpretare correttamente la realtà aveva iniziato a mostrare qualche cedimento.
Stavo percorrendo una delle stradine del centro storico, Vicolo Noce per inciso, quando notai una donna completamente vestita di nero.
Era in fondo, in penombra, immobile. Sembrava osservare proprio nella mia direzione.

Aveva la testa leggermente inclinata, come fanno certe persone quando ti osservano con troppa attenzione.
Ciò che mi colpì non fu tanto l’abbigliamento (quaggiù al sud vestirsi a lutto è ancora una consuetudine), quanto l’espressione.
Aveva gli occhi spalancati, fissi. Non il normale sguardo di qualcuno che incrocia un passante, ma quello insistente e ostinato di chi sembra aspettarti da tempo.

A quel punto iniziai a trovare la cosa leggermente inquietante. Non abbastanza da cambiare strada, ma abbastanza da accelerare il passo nervosamente e fingere di essere interessata a fotografare l’architettura circostante.
Quando finalmente arrivai all’altezza della figura misteriosa, scoprii la verità.
La donna non mi stava osservando affatto.
Per il semplice motivo che non era una donna.
Era il manifesto di un evento dedicato alle Janare: il ritratto di un’attrice avvolta in un mantello scuro, stampato a grandezza naturale e affisso a tradimento alla fine del vicolo.
Rimasi a fissarla per qualche secondo, combattuta tra il sollievo e l’imbarazzo…

Un caffè stregato, per favore

La parte più sorprendente della faccenda streghe, è che Benevento non ha mai rinnegato questa eredità.
Molte città avrebbero cercato di liberarsene, invece Beneventum le ha adottate trasformandole nel simbolo della propria identità.
Le Janare di Benevento sono sopravvissute ai processi, ai secoli, all’Illuminismo e persino alla scienza divulgata da Superquark.
Le ritroviamo nel celebre liquore Strega, nelle insegne, nei festival e nell’immaginario collettivo che ancora oggi avvolge la città.
Forse perché ogni territorio ha bisogno di una leggenda. E Benevento ha scelto di tenersi la più fascinosa.

Passeggiando di sera sull’elegante Corso Garibaldi, sembra quasi vedere la storia ufficiale e la storia sussurrata che procedono affiancate, come due viaggiatori che fingono di non conoscersi.
Ma all’ora del crepuscolo qualcosa cambia: si sfiorano, si riconoscono e finiscono per sedersi allo stesso tavolino per ordinare un caffè.
Possibilmente stregato*.

caffè strega benevento*Che è buonissimo, provatelo se passate da Benevento!

orsanelcarro

Daniela, per gli amici Orsa. Per i nemici destrOrsa. Amo esplorare edifici abbandonati e omaggiare monumenti e memoriali di guerra.

Questo articolo ha 8 commenti

  1. Simona

    Eccomi! Ogni tanto riesco (a tornare) a leggerti. Ed è successo con un luogo che ha evocato ricordi di qualche decennio fa quando mia nonna, per spaventarmi un po’, mi raccontava di questa città che un tempo si chiamava Maleventum. Non ho più memoria di nulla se non di questo nome un po’ tetro (perlomeno ai miei occhi di bambina). Comunque, visto che le streghe avevano i volti di donne comuni, il dubbio sorge: che siano ancora tra noi, ovunque e da nessuna parte? 🙂
    Un bacione Orsa. Alla prossima lettura

    1. orsanelcarro

      Simona che bello rivederti qui! Sapessi quanto mi manca la comunella che facevamo prima 🙂
      Ho deciso di togliere le tonnellate di polvere dalla cartella bozze, e nel farlo sto rivalutando il potere terapeutico della scrittura: mi distrae tantissimo… tu sai.
      È un rapporto che si è evoluto, quello tra Benevento e le sue streghe, oggi il museo delle Janare che si trova in pieno centro, promette un bel percorso storico e antropologico con qualche guizzo creepy che non guasta. Mi è piaciuta assai Benevento, graziosissima la villa comunale con la cassa armonica d’altri tempi. E poi il caffè stregato (strato di crema alla strega + strega pura + caffè) preparato nelle varie caffetterie è buonissimo, ci ho portato anche wondermamma e ha talmente apprezzato che ogni tanto lo fa lei a casa 😉
      Riguardo alla mia di nonna, per anni ho sospettato che lo fosse una strega, una suggestione dovuta ai suoi racconti della vita nei boschi (famiglia di carbonai).
      Grazie per essere tornata, e torna a scrivere anche tu, un abbraccio 🙂

  2. Non sapevo praticamente nulla di Benevento e tantomeno sulle sue streghe: come sai queste storie hanno il potere di tenermi incollata allo schermo, in particolare se si tratta di un’avventura di Orsa Jones. La donna nel manifesto avrebbe ingannato e spaventato anche me: immaginavo un incontro ravvicinato con una discendente di qualche strega (cosa assai probabile), ma per fortuna è finita con un buon caffe!

    1. orsanelcarro

      Anche dalle tue parti, se ricordo bene, esiste una nutrita antologia di storie “stregate”! A Benevento ne hanno fatto proprio un brand (e hanno fatto bene): l’omonimo liquore e l’omonimo premio letterario ideato dallo stesso proprietario della fabbrica di liquori, sono ormai storia in tutto il mondo. Ma noi amiamo la storia e apprezziamo anche le leggende! Si dice che due streghe infestino ancora il centro storico di Benevento, così come si dice che accadono “cose” nei luoghi in cui gli studiosi localizzano il famoso albero 😀
      A parte questo, Benevento è molto mangereccia, e si beve anche bene! 😉

      1. Sì, ricordi bene: qui ci sono le “masche” ma non sono stati bravi come a Benevento a promuovere la leggenda!

        1. orsanelcarro

          Nel momento esatto in cui ho letto “masche” mi è tornato in mente il tuo racconto sul “ciabot” della strega! 😀

  3. Hai raccontato Benevento in modo davvero eccellente. Non ricordo se te l’avevo già detto, ma è la città dei miei genitori e di gran parte della mia famiglia. Da bambino ci trascorrevo molto tempo e le storie sulle streghe erano praticamente all’ordine del giorno. È una città alla quale sono profondamente legato: tranquilla, affascinante e piacevolissima da visitare. Grazie per avermi riportato, anche solo per qualche istante, in quei luoghi e in quei ricordi ❤️

    1. orsanelcarro

      Che bel complimento Fausto, mi fa piacere averti riportato alla memoria un po’ d’infanzia. Ricordavo qualcosa su te e Benevento, ma non ricordavo che ci avessi passato la fanciullezza e che questa città fosse anche un pezzo di te. Hai mezza Italia nel sangue praticamente, che uomo cosmopolita! 😉 Non solo è affascinante, ma proprio graziosa, anzi, bella! La villa comunale con quella cassa armonica liberty è spettacolare. Grazie di cuore a te, ti abbraccio forte! 🙂

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