Sicignano degli Alburni: il convento abbandonato dei monaci del diavolo

Anno del Signore 1720

Se i monaci avessero saputo che da li a breve sarebbero stati sterminati senza pietà, di certo ci avrebbero pensato due volte prima di spalancare il pesante portone e accogliere quel viandante lacero ed affamato.
Ma la regola recita ferrea di dare ospitalità e un sicuro riparo a tutti i pellegrini.

Il forestiero era magro, ferito e molto provato da una vita di stenti ma si offrì ugualmente di dare una mano nei lavori in convento in cambio di un tetto e del cibo.
Col tempo diventò il tuttofare aiutando i confratelli nell’orto o con i lavori manuali più gravosi e negli anni successivi prese i voti diventando uno di loro.

Ma i voti presi per gratitudine non cancellano di colpo una vita “normale” fatta di pulsioni e impietosi desideri carnali così, sicuro come l’argomento ponte-sullo-stretto in campagna elettorale, arrivò il giorno in cui il giovane monaco si innamorò di una contadina locale.

Gli incontri fortuiti avvenivano in segreto fra i campi alla luce della luna ma presto arrivò il tempo in cui la signora d’argento smise di essere l’unica silenziosa testimone.
A causa della [im]provvidenziale insonnia di uno dei confratelli gli amanti vennero scoperti e puniti: lui rinchiuso nelle segrete del convento per espiare il suo peccato e lei torturata con l’accusa di essere una strega ammaliatrice.

Purtroppo la giovane contadina non resse alle torture e morì fra atroci dolori procurati da quelli che dovevano essere soltanto dei frati miti e bonaccioni.
Così venuta meno la causa del peccato il giovane monaco venne liberato, ma lui nell’oscurità di quelle segrete giurò vendetta e consegnò la sua anima al diavolo divenendo il male in persona.

Nei mesi successivi i monaci morirono uno dopo l’altro in circostanze misteriose e particolarmente cruente: chi impalato nei campi, chi caduto nel pozzo, chi orribilmente smembrato.
Anche gli abitanti del piccolo borgo che osavano avvicinarsi troppo alle mura del convento non facevano più ritorno in paese (nella migliore delle ipotesi) o venivano ritrovati cadaveri (nella peggiore).

Il giovane monaco si trovò ad essere in un solo colpo l’unico abitante del convento promosso a Priore per improvvisa e inspiegabile “moria di monaci“.
La sua sete di vendetta era così implacabile che si abbattè persino su una giovane coppia di sposi la cui carrozza giunse malauguratamente al portone del convento in una notte fredda e piovosa.
Si racconta di un cavallo terrorizzato che giunse galoppando fra le strade del paese trascinando il corpo del suo padrone col cranio fracassato.
Mentre della donna nessuno seppe più nulla.

A questo punto le truci notizie giunsero a Napoli all’orecchio del Re Carlo di Borbone il quale mandò i suoi sgherri a Sicignano per fare luce sui recenti sanguinosi fatti.
Venne accertata l’evidenza ritenendo il diabolico monaco come unico colpevole degli orrendi delitti.
Fu infatti processato sommariamente e giustiziato per impiccagione sulla quercia davanti al convento.

Questa quercia

Si dice che da allora la sua figura incappucciata vaghi ancora fra quelle mura in cerca di sangue e vendetta.
O in cerca dello spirito della sua amata?

Col tempo il convento divenne dapprima un collegio, poi un seminario e infine sede del ginnasio nella seconda metà del secolo scorso.
Dopo la sconsacrazione le sue porte vennero sbarrate definitivamente nel 1972 e da allora i suoi unici abitanti sono la fitta vegetazione e i sussurri delle sinistre presenze che vi vagano senza riposo.

Non potevo mica perdermelo questo goloso bocconcino instagrammabile?
Quel pomeriggio decisi di infilarmi i migliori anfibi della mia collezione da guerra, afferrare il macete per districarmi nella vegetazione e partire per esplorare quello che oggi ormai è noto come il convento abbandonato dei monaci del diavolo.
Ah si…avevo con me anche un antichissimo messale che non si sa mai…

Il rudere del convento si raggiunge tramite un omonimo (via Convento) e tortuoso viottolo di montagna oltrepassando un cimitero, un pesante cancello, un allevamento di cinghiali (e qui ho avuto paura sul serio) e una fittissima sterpaglia.

Prima di raggiungere questo isolato e silenzioso rudere ho provato a chiedere notizie ai cittadini più anziani del posto ma le risposte tutte uguali recitavano all’unisono un omertoso“laggiù non c’è niente”.

E chiamalo niente!

Eppure sono in molti a giurare di aver visto strane ombre vagare fra le macerie del refettorio o delle minuscole celle.
Io sono della convinta opinione che dai morti non ci sia nulla da temere tuttavia mentre mi aggiravo in quel luogo, in cerca di un varco per entrare, non ho potuto fare a meno di avvertire tanta inquietudine e una strana sensazione, come una minaccia sinistra che mi faceva trasalire ad ogni passo, ad ogni scricchiolio, ad ogni sibilo.

Ad esempio decisamente inquietante è stata la vista delle suppellettili accatastate in cucina, come se gli ultimi inquilini avessero abbandonato tutto in fretta e furia scappando da qualcosa o da qualcuno.

Più di una volta infatti ho avuto l’impressione che un paio di occhi mi stessero osservando da quelle finestre abbandonate e più di una volta, tremolante anche nel pensiero, mi sono detta scatta e scappa, scatta e scappa.

Un abominio però l’ho commesso anch’io e credo che presto verrò punita per questo. Ho preso a calci il portone sbarrato della piccola cappella del convento solo per il gusto di fotografarne gli interni: avevo sentito dire di un superbo organo semidistrutto e di bellissimi affreschi imprigionati da rovi e rampicanti.

Ad un certo punto mi sono fermata perchè i calci al pesante portone ligneo erano gli unici rumori in quel silenzio assordante di montagna.
Anche l’eco del motosega che si sentiva in lontananza cessò improvvisamente.
Ma cosa sto facendo? -mi sono detta.
Così senza pensarci, con un gesto folle e totalmente privo di senso ho bussato.
Si, ho bussato.

Non so se siano stati i miei colpi a causare l’assestamento del portone o se qualche animale entrato chissà come avesse emesso un sìbilo o un fruscìo…ma il rumore (quasi un sussurro) che ho avvertito dall’interno della cappella io non me lo scorderò per gli anni a venire.

Neanche il tempo di riprendermi mi volto d’istinto e per la seconda volta il mio cuore si ferma: c’è un enorme maremmano bianco che mi fissa, talmente immobile e in silenzio da sembrare irreale.

In passato ho avuto un cane da pastore maremmano, si chiamava Yanko e posso affermare di conoscerne benissimo il caratteraccio e la brutale violenza in caso di invasione del suo territorio: è un cane che o è ai tuoi piedi o alla tua gola.

Ma lui è lì fra le foglie secche a un metro da me e immobile, come il mio sangue che si è raggelato dal terrore.
Possibile che io non l’abbia sentito avvicinarsi?
Mi ritrovo con le spalle al vecchio portone e completamente morta di paura ma ho la lucidità di pensare che se avesse voluto attaccarmi ormai l’avrebbe già fatto.
Non mi mostra i denti eppure il suo collo basso e le zampe enormi ben piantate a terra non promettono nulla di buono.

So esattamente di non dover commettere gesti impulsivi per evitare di finire come uno spezzatino ma i secondi in cui io e quella inquietante creatura ci fissiamo mi sono sembrati una maledetta eternità.
Avevo solo voglia di scappare.
E poi all’improvviso di nuovo quel rumore dall’interno della cappella.

Scappare Via Co(l)vento

Stavolta no.
Stavolta scappo facendo appello all’ultimo briciolo di coraggio (e di senno) e corro nella sterpaglia senza voltarmi, senza poter esplorare l’interno del convento e soprattutto senza diventare il Ciappi formato famiglia della serata.

Mi avevano avvertita della presenza di grossi cani e di un custode/cacciatore dalla verve particolarmente incazzosa ma trovarmi quel silenzioso bestione alle spalle, a tradimento, è stato peggio di aver visto un fantasma.
Oppure lo era davvero?

Per finire mi è andata bene.
Cosa fosse quel sinistro rumore nella cappella e cosa volesse quel cane dall’espressione così inquietante poco importa, so solo che questi scatti mi hanno tolto dieci anni di vita e procurato delle fantastiche meches bianche.

I #raccontidel31ottobre collection

NON provate a leggere questo post al contrario e NON provate ad applicare il filtro ESP alle foto!

 

40 pensieri su “Sicignano degli Alburni: il convento abbandonato dei monaci del diavolo

  1. Mamma mia che ansia! A parte il coraggio che hai avuto ad avventurarti in un posto del genere, altro che anfibi da guerra, io mi sarei portata un esorcista!
    La cucina è davvero inquietante: hai presente quell’articolo che gira online con la top ten dei posti più spaventosi del mondo? Ecco, quello scatto mi ha ricordato una cosa del genere.
    E l’incontro con il maremmano? Anche io ne ho avuto uno quindi capisco esattamente quello che hai provato trovandotene uno in carne e ossa (o in pelo e spirito) di fronte. Certe volte mi faceva paura ed era il mio cane, figuriamoci un cane sconosciuto in un posto del genere.
    Ma è un rosario quello appeso al portone? Per un attimo le decorazioni mi sono sembrate figure appese a testa in giù… non ci voglio pensare.
    Sappi che questa notte non dormirò

    • Si Silvia era un rosario enorme con le figure scolpite forse in osso…assai singolare! Ah quindi pure il tuo maremmano era “difficile”? Io se ci ripenso ho i brividi perchè mi è andata veramente bene Se la cucina era inquietante dovevi vedere le celle e i corridoi del piano superiore! Io purtroppo non sono riuscita ad entrare ma chi prima di me ha trovato aperto ha scattato foto veramente da incubo! Grazie ancora una volta per aver contribuito a non farci dormire anche con il tuo post!

      • Ti immagini un rosario del genere sul comodino, che ti guarda mentre dormi?
        Sì, anche il mio maremmano era difficile da gestire, al punto che quando mangiava non dovevi proprio provare ad avvicinarti!
        Non oso pensare alle celle del piano superiore…
        Buona giornata 🙂

  2. Uh, attendevo il tuo racconto! M’è piaciuto molto e mi ha lasciato anche una certa inquietudine direi. Io sarei rimasta lì stecchita con la pressione alle stelle davanti a quella porta, al cane e al rumore. Non credo che mi ci sarei avventurata da sola. Ammiro il tuo coraggio. La cucina comunque è inquietanterrima. La storia del luogo poi è atroce. Paura sul serio.

    • Grazie mille Caterina!
      Si la cucina era una vera cucina “da incubo”… dal vivo e con quell’atmosfera silenziosa era proprio da brividi!
      Erano mesi che volevo visitare questo posto, diciamo che ho fatto un bel po di training di coraggio e sono partita prima che l’inverno arrivasse col suo buio pesto già nel primo pomeriggio!
      Grazie per essere passata e buona festività! 😉

  3. Io sicuro oltre agli anfibi mi sarei fatta la doccia nell’acqua benedetta, avvolta in rosari che nemmeno la cantante Madonna e messo pure una testa d’aglio in bocca prima di entrare. La prudenza non è mai troppa 😉
    Bellissimo racconto e il luogo è veramente affascinante. Brava!

  4. Orsa tu sei matta!!! 🙂 Ma che coraggio hai ad avventurarti da sola in un posto del genere? Le tue foto sono magnifiche, mi ha colpito quella della cucina: a me piacciono le “cose vecchie” e credo che mi sarei portata via un pò di oggetti – sperando di non portarmi via anche qualche maledizione!! – . Bellissimo racconto, per fortuna sei ancora viva e vegeta per poterlo condividere con noi 😛

    • Ma sapessi! C’era quel coso d’acciaio che non si trova più credo che si chiami “passino” per la salsa! Guarda un’impressione quella cucina! Gli altri ambienti non li ho potuti vedere ma so per certo che c’era anche una vecchia aula con i banchi e la lavagna e poi le cellette dei monaci…da paura! O_O Forse sono viva proprio perchè non li ho visti hahahah!
      Grazie per i complimenti Bea e buona festa! 😉

  5. Secondo me il cane non ti ha attaccata perché era il fantasma del tuo maremmano, ti ha riconosciuta Scherzo, ma solo per esorcizzare l’ansia che leggendo il tuo racconto è salita pian piano. Ti dico solo che verso la fine mi sono accorta che era senza fiato, in apnea, tanto mi hai catturata. Questo posto è semplicemente splendido in tutta la sua malignità.. Non sono riuscita a immaginare il rumore da dentro la cappella però… mi toccherà andare di persona per scoprirlo?

    • Oddio dici che era Yanko? Adesso mi fai spaventare tu!
      E’ vero è esattamente come dici: “splendido nella sua malignità”…lo vedi come il male ha sempre il suo fascino sul genere umano? 😉
      Ti ringrazio per le belle parole Alessia! Il “rumore” era come un sibilo sommesso, quasi un….ok mi fermo dovrai davvero venire a scoprirlo di persona! Casomai chiamami che già conosco il posto così andiamo insieme! 😉
      Magari porta un osso o un biscotto per cani 😛

  6. Sciocchina come sono sarei andata incontro al maremmano convinta della sua docilità! Mi ha colpita la storia del monaco e dell’amante, ma il dettaglio delle suppellettili da cucina, abbandonate come di fretta e furia.
    La prossima volta che decidi di fare queste esplorazioni, chiamami 😀

    • Ok Bruna volentieri, impavida anche tu? 😉
      La cucina è davvero una cosa che prende dritta dritta le fantasie più abominevoli! 😀
      Grazie per essere passata!

    • Beh allora organizziamo una spedizione tutti insieme! 😉
      hahahah così lo demoliamo proprio quel convento 😀 😀 😀
      Ciao e grazie 😉

  7. Per tutti i maremmani…io ti avevo creduto (perché mi ostino?), quando hai detto che questa volta, la serie #iraccontidelcagotto non sarebbe stata terrificante.
    Sappi che:
    -non ho respirato;
    -ho la pelle d’oca anche sui capelli;
    -sono rimasta talmente immobile e tesa, che se mi danno una spinta mi spezzo.
    Le tue foto e la tua storia sono fantastiche Dani, ma posso dirti che non ho idea di come tu abbia fatto?
    Fosse per me dovresti pubblicare una raccolta #iraccontidelcagotto!
    Ma io sono curiosa e ho un sacco di domande da farti. Vorrei sapere come hai conosciuto questa storia da brividi, chi te l’ha raccontata, come hai saputo del convento, se sei andata lì completamente sola o con Orso (nondirmisolanondirmisolanondirmisola)…insomma io voglio tutti i retroscena! Ti prego Dani! Cavolo, in genere non posso scrivere a Ken Follet per sapere tutto quello che c’è dietro ai suoi racconti, ma con te posso sfruttare la conoscenza!
    Giuro, sei riuscita a terrorizzarmi…fantastica. Pensa seriamente ad un volume da pubblicare. Io lo comprerei subito (ma col tuo autografo).
    Buon 1 Novembre!
    Claudia B.

    Non eri sola vero?
    Per mostrare i mio coraggio, vorrei leggere il post al contrario…ma no, non voglio toglierti il ruolo di protagonista…

    • Rispondo solo a patto che mi mandi un selfie con la pelle d’oca sui capelli! 😀 😀
      Allora: la storia l’ho appresa da un giornale locale che citava gli strani fatti avvenuti alla fine degli anni ’80 quando tre ragazzini si persero fra i boschi e…manco a dirlo…si sono ritrovati nei pressi del convento. Uno di loro cadde nella sterpaglia ferendosi e quando si riebbe si trovò davanti la figura dell’incappucciato che si esprimeva con strane frasi… Fino a quel momento le dicerie sul convento erano, come dire, rimaste confinate nella sfera dell’ignoranza contadina! E succesivamente si rivalutò la cosa. Così ho fatto due ricerche (non è stato facile trovarlo) e mi sono incamminata.
      Orso? Si Orso c’era, ma mentre io cercavo disperatamente un varco fra i rovi lui era distante a raccogliere castagne e margheritine! 😀 😀 😀
      Ohhh KenFollet *_* che complimentone ma io non scrivo così bene daaai! 🙂
      Grazie per le tue parole Claudia! :*

  8. oddio che coraggio! Se avessi sentito quei rumori nella cappella sarei scappata a gambe levate. Ma non perché penso che dentro ci sia uno spirito, ma magari qualche tossico che di quel convento ci ha fatto la sua dimora.
    Anche per il cane avrei avuto paura. Sono un’amante dei cani, ma ritrovarmi nel suo territorio mi avrebbe fatto scappare, anche qui, a gambe levate.
    Idem per i cinghiali.
    Insomma, sarei scappata a gambe levate in genere da un posto così!
    Ma io non ho il coraggio di un orso. Anzi, di un’orsa! 😉

    • Eh ma io sarei scappata anche al primo infarto solo che c’era il cagnone del pastore che invece mi ha proprio distrutto le coronarie.
      Tossici dici? Ma noo secondo me quel posto è troppo anche per assuntori assidui di acidi andati a male! 😉
      Sui cinghiali invece non si scherza! O_O Quelli ti fanno a pezzi sul serio!
      Grazie Stefi! :*

  9. Mamma che ansia! Già leggendo la storia nel paragrafo introduttivo mi chiedevo “non avrà mica intenzione di andarci! ” ed invece l’ ha fatto! Io sarei morta di paura! I luoghi abbandonati mi incutono molta molta ansia accoppiati poi a maremmani randagi e a strane leggende chettelodicoaffare!!! Io sarei morta o per colpa del cane o del custode incazzoso o di infarto!!!
    Buon 1 novembre Orsa cuore impavido!

    • Eh invece da quando mi sono documentata e ho letto quella storia non ho fatto altro che pensarci Vale! Era diventata un’ossessione e mi è rimasta la smania di vedere le cellette.
      E non è detto che io non ritorni in quel borghetto montano perchè a parte che si mangia benissimo, ho intenzione di contattare la proloco per vedere proprio di organizzare una visita degli ambienti interni 😉
      Buona festa (ormai fatta) anche a te Valentina e grazie ancora! : )

  10. No vabbè ma fra il tuo racconto e quello di Silvia io mi sono rifatta della pochissima paura che mi ha messo il film di ieri sera. Che grandi!
    Anche io voglio venire in esplorazione in questi posti un po’ (tanto) spaventosi ma non mi sono informata se ce ne siano effettivamente dalle mie parti…! E comunque la scena della chiesa mi ricorda tanto quando io e stefano a Montebello abbiamo visto la porta spalancarsi nell’assoluto silenzio e siamo scappati via senza voltarci indietro. Pazzesco!
    :S

    • Si lo ricordo Lu quell’episodio ma cos’hanno i portoni di ste’ chiese? 😛
      Ah vabbè sicuramente nei dintorni di Roma sarà pieno di posticini da brivido. Ad esempio ho sentito di una certa casa maledetta a Nettuno in Via Veneto precisamente 😉 Pare che abbia fatto diverse vittime in circostanze misteriose, l’ultima addirittura scorticata e arsa viva O_O
      Ma io non ti ho detto niente eh! 😉
      Grazie per essere passata!

  11. Orsa, ma questo è un racconto da brividissssimi! Bello però molto interessante, mi ha tenuto con il fiato sospeso! Ti capisco sui maremmani, io sono cresciuta in un paesino vicino Roma e spesso si andava “per campi”. Una delle prime cose che ti insegnano è stai lontano dai maremmani! Non perché siano per forza aggressivi, ma perché spesso proteggono il gregge di pecore e credono tu sia una sorta di intruso. Però complimenti per il coreggio 😀
    Un abbraccio!
    p.s. quando hai scritto “e chiamalo niente” mi è venuta in mente la scena del Marchese del Grillo
    “Tu non hai mai fatto niente in vita tua”
    “E te pare gnente??” 😀 😀 😀

    • Con immenso ritardo rispondo che è vero Giulia, i maremmani sono estremamente territoriali e pericolosi quando invadi la loro zona (oddio sembra che stiamo parlando di qualche gang di malaffare) 😀
      hahahahah GNENTE…ora sto tormentone mi farà compagnia per tutta la sera!
      Grazie mille Giù, un bacio e buona serata!

  12. Wow, una storia perfetta per questo periodo! Io adoro i luoghi abbandonati, hanno sempre una storia alle spalle che aspetta di venir raccontata…questa è proprio inquietante!
    Io poi ho paura dei cani quindi sarei corsa via molto prima di te. ☺ Sei stata coraggiosa!

    • Grazie Giulia! Anche io adoro i luoghi abbandonati e dalle nostre parti pare che abbondino! Addirittura ci sono tantissimi borghi terremotati ben conservati che farebbero la felicità di chi è a caccia di storie e belle foto 😉 Grazie per essere passata e scusa il ritardo 😛

  13. Dopo che ho letto il titolo del post mi son detto, qualche volta devo dire ad Orsa se vogliamo andare assieme in uno di questi posti. Ci vorrei tanto andare, poi da solo non lo faccio mai. Poi ho letto il racconto ed un po’ la voglia mi è passata! ahahah

    • hahahah addirittura? Beh effettivamente col senno di poi non so se avrei il coraggio di ritornare. Però magari contattando la proloco o qualcuno che ci apra le porte del convento per una perlustrazione interna! Se non altro per scongiurare il pericolo di scontrarsi nuovamente con quel cane (o peggio col suo padrone). Dai un’occhiata anche al Castello di Sicignano, è bellissimo! 😉 Grazie per essere passato Fabio!

  14. Ahahahah, io l’ho appena detto a Silvia e lo ripeto anche a te: io ti voglio bene, ma te non sei normale! Oh che si scrivono ste cose? E se lo avessi letto di notte? No, io non ci voglio nemmeno pensare. Oddio mi sono sentita gli occhi addosso del frate indemoniato perfino attraverso lo schermo, ma quel rosario alla porta della cappella del convento? Quello ce lo ha messo il diavolo in persona, ne sono praticamente persa. Conosco bene la sensazione angosciante che si prova nel vedere i suppellettili abbandonati grossolanamente, come se fosse successa una catastrofe improvvisa ed immediata e gli abitanti del luogo fossero stati costretti a fuggire all’istante, a gambe levante; mi trovai in una situazione simile in California in un villaggio fantasma, ti giuro che rimasi stranita per tutto il pomeriggio. Comunque la prossima volta, prima di pubblicare mandami un messaggio per avvertirmi di non leggerti! 😛

    • Si Marghe era davvero inquietante quel rosario! Strano ma strano forte…non ne avevo mai visti di così grandi, particolari e vagamente malefici 😀
      Nuoooo dai parlaci della ghost town californiana *_* Pensa che foto!!! *_*

  15. Ma che brava! Ma che stile! Ma dove imparate a scrivere così romanzato bene? Ci scappava un applauso se non fosse che non puoi sentirmi attraverso lo schermo del PC. Paurissima la triste storia del paesello, alta tensione mista a risate, non fosse altro che provavo a immaginarti armata di macete e scarponi, nel racconto della tua visita. Ma poi quel cane…chissà di chi è la reincarnazione!
    😉

    • Che belle parole Tiziana, grazie sei sempre così prodiga di complimenti 😉
      Oddio pensi che fosse la reincarnazione del mio cane? O_O E mò chi dorme?! 😛
      Ciao ti abbraccio!

  16. Maaaaa i raccontidel31ottobre collection per caso escono anche a fine anno con Panorama? No, te lo dico, me lo autoregalo a Natale!
    Avevo gli occhi sgranati nel leggere la tua (dis)avventura. Ma non ho ben capito, quel luogo è privato oppure è possibile visitarlo “tranquillamente”? Mi sembra di aver capito fosse vietato.
    Comunque sarò una fifona, ma io in quel convento non ci sarei MAI andata. Il pastore maremmano è stata la cosa meno spaventosa di tutta la storia per me!

    • hahah bella questa! Col primo numero la prima parte del rosario da comporre comodamente in 93 fascicoli 😀 😀 Allora il convento è stato acquisito dal comune, il luogo non è privato ma è stato delimitato con un cancello forse per evitare che chi si intrufolasse (come me) si facesse male fra le macerie del rudere! Eh…effettivamente mi è andata bene con il cagnone, reale o irreale che fosse!
      Un bacione 😉

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