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18 Giugno 1815: la disfatta di Napoleone sul campo di battaglia di Waterloo

La battaglia di Waterloo

“Se non fosse piovuto nella notte dal 17 al 18 giugno 1815, l’avvenire dell’Europa sarebbe stato diverso. Poche gocce di pioggia in più o in meno hanno messo in bilico Napoleone”.

(Victor Hugo, I Miserabili)

Nell’immaginario comune Waterloo è sinonimo di disfatta, umiliazione, sconfitta.
Conosciamo Waterloo per essere il teatro dove è andata in scena l’ultima grande battaglia di Napoleone.
Ma per gli inglesi, per i tedeschi, per gli olandesi e per i belgi no, Waterloo è stata una grande vittoria.

Tanto che si sprecano nel mondo anglosassone città, ponti, strade e stazioni dedicate a Waterloo e alla “liberazione” del vecchio continente dalle mire imperiali di N.
La Battaglia di Waterloo è stata tragica, cruenta e parecchio sanguinosa.
E si è consumata in sole 8 ore.
Poche ore per entrare nella leggenda, poche ore per tracciare i confini dell’Europa moderna.

Dal campo di battaglia di Waterloo

Dopo la prigionia sull’isola d’Elba Napoleone fugge e torna incredibilmente a Parigi; caccia il re fantoccio messo lì dal Congresso di Vienna e si riprende la Francia.

In pochi giorni riunisce il suo vecchio esercito di fidati veterani e parte immediatamente alla volta del Belgio.
Ma perché in Belgio?
Perché in Belgio è riunito un colossale esercito formato da un milione e mezzo di soldati prussiani, olandesi, tedeschi e inglesi al comando del Duca di Wellington.

Questa immane coalizione era pronta a far fuori Napoleone -questa volta definitivamente- dopo l’intollerabile smacco della sua fuga dall’esilio di Elba.

Napoleone decide di attaccarli a sorpresa cominciando proprio dall’esercito inglese di Wellington, che il 18 giugno 1815 era accampato a Waterloo.

Lettera dal campo di battaglia di Waterloo

Napoleone è agguerrito e deciso ad attaccare l’esercito inglese all’alba fra le fattorie immerse nelle campagne di Waterloo.

Il piano è quello di neutralizzare gli inglesi (l’avversario più temibile) per poi negoziare un’eventuale tregua con il resto della coalizione.
Quella sera Napoleone la passò davvero al bivacco con i suoi Marescialli.

Le sue parole furono: “Quell’inglesuccio ha bisogno di una lezione!”
E poi ancora: “Abbiamo novanta possibilità su cento di vincere, voglio vincere, sarà la mia campagna migliore la madre di tutte le battaglie. Il mio capolavoro!“.

Ma N non aveva fatto i conti con il fattore pioggia. La forza dell’esercito napoleonico è nell’artiglieria pesante. A quei tempi la guerra si vinceva a colpi di cannoni e il Corso lo sapeva bene.

Ma nel pantano del campo di battaglia di Waterloo fu impossibile trascinare e posizionare la pesante forza di fuoco.

Da qui la fatale scelta di N di attendere che la spianata si asciugasse. I soldati attesero gli ordini per tutta la mattinata!

Lettera dal campo di battaglia di Waterloo

La fattoria di Hougoumont è un avamposto dell’esercito di Wellington. Una bella fattoria fortificata che ha visto il primo atto della battaglia di Waterloo.
Victor Hugo dedica un intero capitolo de I Miserabili ai cruenti scontri di quelle ore, ed ancora oggi Hougoumont è rimasta tal quale a quel 18 giugno del 1815.

Hougoumont farm

Le mura sgretolate dalle cannonate, le pareti della piccola cappella andata a fuoco, addirittura i secolari alberi crivellati di colpi, unici testimoni ancora in vita degli scontri avvenuti 200 anni fa.

Waterloo Hougoumont

Napoleone fra queste mura subisce la fiera e ostinata resistenza degli inglesi, scegliere di aspettare è stato un grosso errore ed ora occorre rivedere la strategia.

Come se i guai non bastassero, la fatale attesa della mattinata ha fatto recuperare terreno ai rinforzi prussiani, che nel frattempo sbucano a tradimento fra le retrovie francesi.

N decide di muoversi e schierare fanteria e cavalleria sferrando un attacco oltre il crinale di Mount Saint Jane, dietro il quale era accampato il grosso dell’esercito dei britannici.

Lettera dal campo di battaglia di Waterloo

L’esercito di Wellington è appostato dietro l’altopiano di Mont Saint Jean. E qui intorno alle 16 si consuma un altro fatale errore da parte del Maresciallo Ney, uno dei fidati uomini di Napoleone.

Secondo gli storici Ney combinò il colossale guaio di fraintendere i movimenti inglesi in cima alla collina interpretandoli come una ritirata. Ney ordina immediatamente alla cavalleria napoleonica di caricare.

I veterani francesi avanzano al ritmo dei tamburi di guerra ignari del pericolo e quando giungono in cima, si accorgono troppo tardi che gli inglesi li attendono acquattati nell’erba alta.

Al comando HURRAH i soldati di Wellington si alzano di scatto e scaricano sui francesi centinaia di letali raffiche di artiglieria.

I veterani dell’Imperatore sono respinti e decimati con una spietata sparatoria mentre la fiera cavalleria viene spazzata via dal freddo acciaio della cavalleria britannica, la Union Brigade.

Waterloo carica degli inglesi

Quest’ultima composta dai Royals britannici, i Grey’s scozzesi e gli Inniskillings irlandesi che galoppando fra le colonne francesi travolgono, sciabolano e tagliano le gole perfino ai cavalli che trainano l’artiglieria. Un disastro.

Il Maresciallo Ney scambiò per una ritirata un regolare e innocuo spostamento dei feriti nelle retrovie inglesi.

Lettera dal campo di battaglia di Waterloo

La Vecchia Guardia o Guardia Imperiale è l’unità più cara e prestigiosa di tutto l’esercito di Napoleone.

Non veniva impiegata in combattimento ma costituiva l’ultima risorsa.
Tuttavia quando veniva schierata, lo faceva fino alla morte.
Fieri, temerari, impeccabili con i giganteschi colbacchi di pelle d’orso, erano soldati preparati ad affrontare qualunque prova.

Napoleone insomma chiede l’ultimo sacrificio alla sua Guardia Imperiale.
È l’inizio della fine.

I quadrati inglesi sembrano resistere all’infinito e la carica della cavalleria di Wellington si trasforma in una spietata mattanza. Un massacro che demolisce il sogno imperiale di N al ritmo del suono di zoccoli e cornamuse.
Per la prima volta in tutte le gloriose campagne napoleoniche d’Europa, la grande armata francese urla:

Sauve qui peut! – Si salvi chi può!

L’esercito francese è costretto a ripiegare e fuggire inesorabilmente. Ma la Guardia Imperiale no, resta sul campo a coprire la fuga del suo Imperatore.

È qui che si colloca il famosissimo episodio della parolaccia sprezzante urlata da Cambronne, Generale della Guardia Imperiale. I soldati inglesi offrono ripetutamente la resa ai fieri colbacchi d’orso ignari del fatto che la Garde impériale “muore ma non si arrende”.

All’ennesima richiesta di deporre le armi, il Generale Cambronne vincitore morale di Waterloo, urla insolentemente due sillabe che chiudono la pratica Waterloo con memorabile ed epico disprezzo:

“Mérde!” 

Le campagne di Waterloo alle 18 appaiono come un pantano di cadaveri. La storia conta oltre 50.000 tra morti, feriti, prigionieri e uomini dispersi in entrambi gli schieramenti.

Lettera dal campo di battaglia di Waterloo

Sappiamo tutti come va a finire: N viene esiliato nella sperduta isola di Sant’Elena, dove morirà 7 anni più tardi a causa di un cancro allo stomaco.

Napoleone da Waterloo a Sant'Elena

Con la fine dell’era Napoleonica si chiude una fase della storia in cui le rivoluzioni si facevano con l’acciaio, ma si apre un’epoca in cui a combattere sarà la ragione del pensiero.

Ma per fortuna -o per sfortuna- l’eredità di N si è tramandata ugualmente attraverso i discendenti diretti della sua Grand Armée, che hanno combattuto per difendere gli ideali di uguaglianza e di libertà della Rivoluzione Francese.

Waterloo Aquila Imperiale

Victor Hugo testimone della battaglia di Waterloo descrive ne I miserabili la caduta dell’Aquila Imperiale con queste parole: “Waterloo non è una battaglia; è il mutamento di fronte all’universo”.

Il campo di battaglia di Waterloo: la visita

Waterloo Battelfield

Blanche e Bertrand non sono mai esistiti, sono nati durante il mio volo di rientro in Italia.

Aver visitato i luoghi della battaglia di Waterloo ha scatenato la mia fervida fantasia, che in tutta onestà non ha dovuto faticare molto, considerata la presenza di figuranti in uniformi originali sia “viventi” che esposti in un incredibile esercito in formazione sottovetro.

E poi la Collina del Leone con il suo commovente colpo d’occhio sui campi e un Museo molto bene organizzato hanno fatto il resto.

Il Mémorial 1815 è uno stargate diretto per quel 18 giugno 1815, quando i prati della campagna Belga furono inondati dal sangue proveniente da tutta Europa.

Bivacco Waterloo

Il Mémorial 1815  non è un semplice museo ma un’autentica esperienza multisensoriale che comprende un percorso scenografico sotterraneo tra i più belli e interessanti che io abbia mai visitato.

Un viaggio che prosegue nell’edificio Panorama dove ammirare una ricostruzione multimediale a 360°, per finire poi con un doveroso omaggio alla Collina del Leone.

Waterloo The Panorama

La Collina non è recente, è stata realizzata qualche mese dopo la fine della battaglia di Waterloo in memoria dei caduti e fu voluta dalla Casa d’Orange, i cui discendenti ancora regnano sui Paesi Bassi.

Collina del leone Waterloo

La visita comprende anche la fattoria di Hougoumont raggiungibile con una passeggiata a piedi oppure con navetta d’epoca trainata da un possente cavallo da tiro belga.

Hougoumont Farm

Le postazioni multimediali, le ricostruzioni tattiche, le armi, le splendide uniformi e i momenti cruciali di Waterloo sono percorribili attraverso quadri animati ed esposizioni tecnologiche all’avanguardia capaci di emozionare anche il più disinteressato.

Non occorre che vi dica come visitare questo luogo per me sia stato toccante, grandioso, meraviglioso.

Da appassionata di storia e fatti d’armi trovarmi qui durante una rievocazione (non al massimo delle presenze) è stato come ridare il giusto significato all’aspetto puramente militare dello scontro.

Waterloo armeria

Ho compreso le tattiche, gli errori di N e soprattutto il sacrificio di giovani soldati che hanno in una battaglia gloriosa e leggendaria determinato le sorti della nostra Europa.

Soldati morti Waterloo

Quel 18 giugno di 200 anni fa 47.000 uomini caddero per La Storia perdendo la vita chi per difendere gli ideali napoleonici, chi per porvi fine.

Campo di battaglia di Waterloo

Come Napoleone, anche io ho raggiunto il Belgio per una battaglia: ho preso un volo esclusivamente per amore della storia. Solo per il Mémorial 1815 e per dare concretezza ad una leggendaria battaglia studiata anni fa sui libri di scuola.

Era Napoleonica

Per chi fosse interessato ad un volo per il passato, ecco il sito ufficiale Mémorial Waterloo 1815 con le pagine istituzionali Instagram e Facebook.

Special Thanks to Mémorial Waterloo 1815

Memorial 1815 Waterloo

 

15 comments

    1. Grazie a te per aver letto, sono una grande appassionata di storia militare e trovarmi a Waterloo per me è stato incredibile!

  1. Cara Daniela, ho davvero vaghi, troppo vaghi, ricordi della battaglia di Waterloo e seguirti virtualmente in questa spedizione mi ha fatto riflettere ancora una volta sulle atrocità della guerra. È stato appassionante leggere il susseguirsi degli eventi che portarono alla tragica sconfitta. Ora che mi ci fai riflettere in passato è stata proprio la componente meteo ha giocare un ruolo determinante nelle campagne militari. Quanta poesia ed emozione mi hai regalato con le lettere di Bertrand a Blanche, quella finale è stata straziante. Chissà quante lettere come questa sono state scritte durante la guerra. Chissà quante attese per chi era a casa e l’incertezza per il domani di chi le scriveva. Dietro l’uniforme da soldati c’erano uomini in carne ed ossa con le proprie fragilità.
    Devo dire che solo tu, Orsa, potevi lanciarti in un’avventura del genere. Prendere un aereo per assistere alla rievocazione della Battaglia di Waterloo e raccontarla accompagnandoci in questo percorso. Mi è sembrato di vedere la cavalleria procedere al galoppo e scontrarsi con gli avversari e sentire i colpi dei cannoni. Ricordo l’ondeggiare delle spine di grano sul tuo profilo IG. Quanti corpi straziati hanno visto quelle colline?
    Grazie Daniela per questo tuo straordinario racconto storico ed emozionale!

    1. Vero, loro due sono invenzioni letterarie ma le missive dal fronte no purtroppo. Quante lettere sono arrivate a destinazione, quante invece no alimentando la disperazione delle famiglie a casa. Quando gironzolo per i mercatini cerco sempre di scovarne qualcuna della Grande Guerra, le trovo struggenti anche solo in un due righe per salutare i cari “al sicuro” a casa. Quello del video nel campo è stato un momento davvero particolare Simona, ad un tratto sono spariti tutti, visitatori e figuranti. Con me c’era solo il vento fra le spighe, in un delicato canto di memoria.
      Grazie a te per aver letto ed apprezzato questo “pippone” da scuola media 😛 Ti abbraccio! <3

  2. Ti faccio i complimenti perché hai davvero un grandissimo talento: sai raccontare degli episodi lontani nel tempo e dei quali probabilmente la maggior parte della gente ricorda due o tre cosette (almeno questo vale per me) rendendoli attuali e interessantissimi. Mentre leggevo avevo l’impressione di leggere la testimonianza di un’inviata di guerra mandata a Waterloo per raccontare di una battaglia che è successa ieri. Se i libri di storia fossero coinvolgenti come i tuoi reportage, mi sa che la storia diventerebbe la materia preferita di tanti studenti – di sicuro sarebbe la mia preferita!
    Ma quei quadri sono animati! Non me ne sono accorta subito e ho pensato di avere le visioni

    1. Mi hai fatto un bellissimo complimento Silvia, grazie di cuore! Ed io che credevo di sembrare noiosa…menomale!:) Risulta difficile appassionarsi alla storia quando si viene “costretti” a studiarla sui banchi, vale lo stesso per la letteratura: quanti hanno riscoperto Manzoni in l’età adulta e senza l’oppressione del fattore “scuola”? E poi certo, c’è l’aspetto visivo che regala concretezza a quanto letto. Ad esempio il colpo d’occhio del campo visto dall’alto della Collina del Leone ti “costringe” quasi a vederli con la mente quegli eserciti! Diciamo che aver avuto dei prof che la storia l’hanno “raccontata” bene è stato fondamentale…al contrario invece della prof di matematica. Perché io e i numeri viviamo su due galassie distanti anni luce! 😉
      Mi piacerebbe fare l’inviata di guerra, ma proprio tanto! *_*
      Si c’era una galleria di quadri animati, una tavola apparecchiata in grande stile (per gli ufficiali di N) con i piatti animati, installazioni multimediali, armi d’epoca, cannoni e tutto il mondo dell’800! Ti dico davvero ben fatto!
      Grazie ancora Silvia! <3

  3. Napoleone era famoso per scegliere i suoi uomini più fidati non solo in base alle proprie indubbie capacità militari, ma anche in base al loro rapporto con la dea bendata. Mi è rimasta sempre in mente la frase a lui attribuita: “Meglio un generale fortunato che uno bravo”.
    Chissà come scelse il Maresciallo Ney, di certo la sua scelta fu scellerata quel pomeriggio, ma è stato bello riviverlo nel tuo racconto, Dani! E posso solo immaginare la tua emozione, davanti a tutto quel ben di dio di materiale bellico!

    1. Fiumi e fiumi d’inchiostro sono stati spesi per dare una spiegazione agli errori di Napoleone quel giorno. Non ho scritto tutto tutto per ovvie ragioni ma a Waterloo gli errori tattici non furono solo quelli di Ney o l’attesa della mattinata. Lo stesso Napoleone nelle sue memorie scritte a Sant’Elena ha tentato di giustificare la sua epica disfatta argomentando sull’incapacità dei propri Marescialli ma sta di fatto che la milizia nemica era più fresca, più agguerrita, era forse in superiorità numerica e con i cannoni fuori uso ecco il terribile EPIC FAIL della frase “sarà il mio capolavoro” 😛 Che N fosse lo stratega numerouno è risaputo ma si dice che a Waterloo fosse già malato e sofferente. Chissà come sarebbe l’Europa oggi se lui avesse vinto?
      Si tanto emozionata, come si dice “ero nel mio”! Avrei voluto esserci durante la commemorazione dei 200 anni esatti, ho visto le scene su Youtube ed è stata una rievocazione epica!
      Ti ringrazio Ale, buona serata! 🙂

  4. Un tuffo nella storia insieme a te in questo articolo. Ammetto di aver quasi dimenticato quanto decisiva fu la pioggia in quell’occasione. Mi hai fatto ripercorrere e ricordare una parte di storia molto particolare e sei riuscita a farlo spiegando bene tutti gli eventi ma evitando di essere pesante. Questo è quello che mi piace di te, anche quando racconti la nostra storia riesci a catturare l’attenzione senza appesantire. Brava davvero!

    1. Mi fa piacere Simona, il mio timore era proprio quello, mi sono inventata sto’ soldato sfiga…ehm giovane e innamorato per fargli raccontare in sintesi quelle terribili 8 ore 😛
      E’ stato parecchio commovente vedere quei campi di grano in balia del vento e del silenzio, soprattutto visti dall’alto della Collina del Leone. Forse è stato ancora peggio che vederli in inverno spogli o coperti di neve, quelle giovani spighe mi hanno ricordato i soldati che sono morti proprio su quella terra.
      Ti ringrazio! La prossima volta faccio un bel Manzoni Tour sulle tracce dei P. Sposi oppure ancora meglio l’Odissea Trail sulle tracce di Ulisse così vi uccido con i reportage hahahhahaahha 😀
      Grazie ancora! <3

  5. Mi è piaciuto tantissimo il modo in cui concludi: ‘per dare concretezza ad una leggendaria battaglia studiata anni fa sui libri di scuola’, perchè è proprio così: studiamo un sacco di cose, magari pure preparandoci benissimo per l’interrogazione o l’esame, ma poi, in realtà, cosa abbiamo capito? Nomi e date? E poi ce le ricordiamo? Io, di certo, no, è sempre stato un mio difetto non ricordare bene i fatti storici, quindi mi sono sciroppata in cinque minuti il tuo bellissimo articolo, così coinvolgente e diretto! Chissà che non sia la volta buona che, anche grazie ai cari Bertrand e Blanche, io non mi ricordi per bene questo pezzo di Storia!
    Ps: perchè non ti metti a scrivere testi scolastici? Hai un vero talento!

    1. Elena che belle le tue parole, dici sul serio dei libri scolastici? Non ci avevo mai pensato che bella idea ma che responsabilità! *_* Lo stesso problema lo avevo anche io, zero memoria sulle date, zero voglia di imparare la storia sui banchi perché semplicemente ci veniva imposto. A questo se ci aggiungi un prof “sco**** passami il francesismo, ecco che la storia (come qualunque altra materia) diventi l’incubo di ogni studente. Mi fa piacere che non sia risultata pesante… l’argomento non era certo di varietà 😛 A volte basta poco: un trucchetto narrativo, parlare in prima persona, far parlare un personaggio o semplicemente trasmettere la passione che c’è dietro qualcosa che ci piace ed è un attimo a catturare il lettore (ma non è il caso mio eh) 😉
      Ti ringrazio tantissimo, davvero! <3

  6. Più andavo avanti nel racconto e più vedevo con occhi diversi una battaglia che di solito associo solo a noiosi ricordi scolastici. Un luogo del genere ti aiuta davvero ad entrare in contatto con la storia, dovrebbero proporlo nelle gite scolastiche! Da romantica come sono, mi sono immersa anche nelle lettere del “soldato immaginario” e mi sono piaciute moltissimo, hai avuto un’idea bellissima e hai catturato la mia attenzione fino all’ultima riga!

    1. Serena grazie di cuore! <3 Mi rende troppo felice il fatto di averti trasmesso tutto il mio interesse verso un luogo che non è propriamente un luogo di vacanza! Proprio perché mi sono resa conto che non era un argomento leggero, mi sono inventata la "battaglia epistolare" fra un soldato e la sua amata. Anche se in realtà non mi sono inventata niente...di lettere dal fronte purtroppo ne sono partite a migliaia da tutti i campi di battaglia della storia. Ti ringrazio ancora una volta! :)

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